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Violette Impellizzeri

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Violette Impellizzeri premiata dal Senato cileno
Due antenne da 12 metri dell’osservatorio dell’Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Violette è nata ad Alcamo, in Sicilia, dove è cresciuta e ha frequentato il liceo scientifico, per poi trasferirsi a Karlsruhe, in Germania. Dopo avere concluso i suoi studi universitari in Fisica a Bristol (Regno Unito) e in Germania, ha conseguito il dottorato di ricerca al Max Planck Institut di Radioastronomie di Bonn.[1]

Durante i suoi studi nella facoltà di fisica, scoprì di essere portata per l’astrofisica, e si è cosi specializzata in radio astronomia; finito il master a Bonn, ha continuato con un post-dottorato di tre anni in Virginia, Stati Uniti, presso l’NRAO (National Radio Astronomy Observatory), il meglio della radio astronomia,[2] lavorando con un gruppo molto ambizioso che si occupava solo di acqua. Sapendo che l'NRAO era il partner americano di ALMA (Atacama Large Millimeter Array), ha presentato domanda per lavorare in Cile, dove è stata assunta 5 anni fa.

Una volta al mese si deve recare nel deserto di Atacama (Cile settentrionale), dove è localizzato l'ALMA e, operando con il più grande radiotelescopio del mondo,[3] effettuare col suo team delle osservazioni per gli astronomi e astrofisici che le utilizzano a scopo scientifico.[2] Attualmente vive con la sua famiglia a Santiago del Cile.

Attività[modifica | modifica sorgente]

Mentre a Bonn stava scrivendo la tesi di dottorato sui buchi neri (che si ritiene siano ospitati all'interno dei nuclei galattici attivi), decise di cercare l’emissione maser (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation) dell’acqua in oggetti attraverso le onde elettromagnetiche: considerando la velocità della luce, ha scoperto che tali molecole d'acqua sono state emesse 11 miliardi di anni fa.[1] Data l’importanza della scoperta, per evitare eventuali errori dovuti alla strumentazione in possesso, si è utilizzato l’interferometro Very Large Array nel New Mexico (USA), un telescopio molto più preciso e formato da 27 antenne, e si sono avute le conferme su quanto scoperto.[1] Violette ha così avuto la pubblicazione sulla rivista Nature della scoperta dell’acqua più antica dell’Universo, come scrissero allora i giornali.

Nell'osservazione delle galassie molto remote, si cerca di scoprire le molecole primordiali della loro formazione e l’acqua associata alla composizione della galassia, che è stata scoperta all'interno di un buco nero in una galassia molto lontana.[3] Si è fatto uso di una lente gravitazionale, cioè un oggetto di enorme massa, come può essere una galassia, che agisce come una grandissimo telescopio naturale; la luce che le passa vicino è ingrandita e resa più brillante.

Alma e il buco nero[modifica | modifica sorgente]

Alma (Atacama Large Millimeter Array) è il risultato di un’importante collaborazione internazionale in cui sono impegnati Europa, Stati Uniti e Giappone. Questo radiointerferometro di ultima generazione ha 66 radiotelescopi, dal diametro di 12 e 7 metri, che osservano il cosmo alle lunghezze d'onda millimetriche e sub-millimetriche; le antenne possono muoversi nell'altopiano da 150 metri a 16 chilometri e hanno un potente zoom variabile, molto simile a quello presente nel Nuovo Messico: inoltre, il grande numero di telescopi offre una notevole sensibilità.

Si studiamo le galassie e l’attività del buco nero che si trova al centro di esse: tramite l’emissione di tracce di acqua, rilevabile intorno al buco nero, si stabilisce la loro distanza dalla terra. Con ALMA, il team di Violette Impellizzeri è riuscito ad osservare l'acqua in più di 10 galassie.[2] Grazie al coordinarmento di otto diversi telescopi (Event Horizon Telescope (Eht) sparsi per il mondo, il 12 aprile 2017 il team internazionale di astronomi, di cui Violette fa parte, è riuscito ad immortalare la foto che tutti gli astrofisici attendevano, quella relativa alla misteriosa regione attorno al buco nero presente al centro della Via Lattea, Sagittarius A,[4] dal quale la materia e l'energia non possono sfuggire, cioè l'orizzonte degli eventi.[5] Sono stati raccolti circa 500 terabytes di dati, che elaborati poi dall'Osservatorio Haystack del Massachusetts Institute of Technology, daranno vita ad una grande immagine.[5]

Il 10 aprile 2019, finalmente, la grande scoperta: i buchi neri esistono davvero! Alma è stata decisiva perché unendo in fase 50 delle 66 antenne radiotelescopiche di cui dispone (corrispondente ad un’antenna delle dimensioni di 70 metri) ha fornito dei dati importantissimi per la definizione dell’immagine. Lo stesso giorno, l’astronoma Violette Impellizzeri, Geoffrey Crew , ricercatore presso il MIT Haystack Observatory, e Xavier Barcons, direttore generale dell’European Southern Observatory (ESO), durante una conferenza stampa a Santiago de Cile, annunciano di avere catturato la prima immagine di un buco nero, mostrando la prima prova visiva diretta di un oggetto cosmico invisibile e la relativa ombra; si trova al centro della galassia Messier M87, alla distanza di circa 55 milioni di anni luce dalla Terra.

La massa del buco nero è di 6,5 miliardi di volte quella del Sole, il diametro 40 miliardi di chilometri, più di 260 volte la distanza Terra-Sole, e quanto il nostro Sistema Solare. Dopo due anni di osservazione, si è ottenuta un’enorme quantità di dati (milioni di gigabyte) dai diversi telescopi sincronizzati con un orologio atomico (Alma, Apex, il telescopio Iram da 30 metri, il telescopio James Clerk Maxwell, il telescopio Alfonso Serrano, il Submillimeter Array, il Submillimeter Telescope e il South Pole Telescope). La massa di dati è stata rielaborata dai supercomputer specializzati del Max Planck Institute for Radio Astronomy e dal Mit Haystack Observatory per dare vita alla foto finale.

Il ruolo di Violette Impellizzeri nel progetto è stato quello di support astronomer, tecnicamente detto “Friend of VLBI” (very long baseline interferometry) cioé la tecnica usata per osservare con telescopi, lontani anche 10.000 km fra di loro, come se fossero uno solo telescopio con il diametro di 10.000 km.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Violette si è già guadagnata il titolo di “donna delle stelle” e una pubblicazione su Nature per aver scoperto l’acqua più antica dell’universo.
  • 11 agosto 2018: Targa‘’Paul Harris Fellow’’ (il massimo riconoscimento dei Rotary Club ) per l'opera di diffusione della cultura italiana
  • 18 aprile 2019: il governo cileno ha premiato l'astronoma con una medaglia, come riconoscimento ufficiale per il lavoro svolto nell’esplorazione del buco nero.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Tema(i) : biografie Fisica Astronomia Scienza e tecnica



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