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Gianfranco Pinna

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Errore Lua in Modulo:Wikidata alla linea 443: attempt to index field 'wikibase' (a nil value). È stato il fondatore della prestigiosa Alfa Editrice nel 1976 e contemporaneamente dei periodici bilingue Sa Republica Sarda e Sardinna che animarono il dibattito culturale e politico in Sardegna ad iniziare dalla seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, con particolare riferimento ai temi identitari sardi. In quegli anni infatti Gianfranco Pinna riunì i migliori intellettuali di area nazionalitaria di ispirazione sardista e neosardista con il fine ben riuscito di creare un dibattito ed una sensibilità sempre più legata all’amore per la Sardegna e per i sardi. In ciascuna di queste attività seppe conquistarsi un largo pubblico di lettori appassionati.

Biografia[modifica]

Gianfranco Pinna nasce a Sassari il 14 gennaio del 1944. Trascorre l’infanzia in città e poi si iscrive al liceo classico Canopoleno, ma porta a termine lo stesso a Roma e successivamente si iscrive alla Facoltà di Medicina all’Università di Sassari. La città di Sassari di quel periodo è un pullulare di iniziative sia culturali che politiche, un vero e proprio laboratorio di idee. Gianfranco partecipa così attivamente alle attività culturali e politiche di quel periodo. A pochi esami dalla laurea in Medicina abbandona gli studi universitari e inizia la militanza nelle aree politiche della Sinistra. Contemporaneamente si imbatte in Antonio Simon Mossa architetto algherese padre del neosardismo. Da quel momento in poi Gianfranco Pinna inizia a frequentare il mondo dell’indipendentismo sardo. Sono gli anni in cui fa conoscenza a Sassari del neosardista Giampiero Marras-Meloni noto Zampa che era figlioccio di Antonio Simon Mossa. La Sardegna degli anni sessanta, settanta e primi anni ottanta del secolo appena trascorso è un’Isola che attraversa una veloce fase di cambiamenti epocali in campo economico-sociale e poi anche culturale. Da Isola povera e di periferia la Sardegna viene di botto proiettata nei mercati internazionali legati soprattutto all’industria chimica e petrol-chimica. A partire dagli anni sessanta del secolo appena trascorso la Sardegna fu oggetto di politiche industriali volte a migliorarne le condizioni economiche, almeno nelle intenzioni dei proponenti che avrebbero poi portato al varo delle due leggi sul cosiddetto Piano di Rinascita. La prima legge che diede avvio a questo processo fu la L. n° 588/1962 con un primo finanziamento e successivamente si prese poi la decisione di un ulteriore rifinanziamento con una nuova L. n° 268/1974.

Gianfranco Pinna è pienamente cosciente di questi processi e la sua attività di intellettuale è inserita nel contesto storico negli anni settanta del secolo scorso. È un periodo fecondo di analisi politiche e sociali sulla Sardegna, un pullulare di iniziative politiche sia dentro che fuori il cosiddetto sardismo ufficiale e nelle aree della sinistra extra-parlamentare che strizzavano l’occhio alle istanze di autodeterminazione dei sardi e dell’autonomia regionale. Si inizia a tirare le somme sui due piani di rinascita che hanno rappresentato il processo di industrializzazione selvaggia della nostra Isola. Le basi dell’industrializzazione della Sardegna erano state gettate già negli anni cinquanta quando si iniziava ad avvertire le prime avvisaglie della crisi delle miniere di carbone del bacino minerario del Sulcis-Iglesiente, crisi sulla quale ci sarebbe tanto dà dire e dà discutere.

Erano anni drammatici, se la penisola italiana si avviava ad un periodo di boom economico, viceversa per la Sardegna si doveva decidere di uniformare la fragile economia sarda a quella italiana, europea e mondiale per far uscire l’Isola dal secolare stato di “arretratezza”. La regia di questi processi di cambiamento fu dunque affidata ai principali partiti italiani rappresentati all’epoca nel consiglio regionale della Sardegna, cattolici, liberali e sinistre trovarono un punto di sintesi, partiti dietro i quali si celavano interessi politici ed economici di varia natura non senza conseguenze nefaste nel panorama politico, economico e sociale di un’Isola già debole politicamente ed economicamente. Dà non trascurare il fatto che in quegli anni ampie porzioni di territorio della Sardegna venivano o erano già state sottratte all’agricoltura, all’allevamento ed al turismo per essere destinate ad uso militare, i cosiddetti poligoni interforze ad uso delle forze militari italiane e NATO. La “diaspora“ sarda inizia ad assumere proporzioni catastrofiche da un punto di vista demografico e si credete che l’industrializzazione della Sardegna avrebbe a medio e lungo termine fermato o almeno rallentato l’emorragia di popolazione verso il triangolo industriale del Nord Italia, dell’Europa centrale e nei paesi del sud America. Tra gli anni sessanta e gli anni settanta si assiste progressivamente allo sbarco nell’Isola dei magnati dell’industria del turismo, ad esempio il principe Karim Aga Khan e dell’industria pesante, ad esempio l’ingegner Nino Rovelli. In sostanza si era deciso di convertire l’economia sarda, all’epoca basata su un’agricoltura e su un allevamento arretrati, in una moderna economia capitalista avanzata e basata sull’industria pesante avente come base il settore chimico e petrolchimico. La prima conseguenza fu quella di trasformare i contadini e i pastori sardi in operai salariati e sindacalizzati a tutto vantaggio di potentati politici e sindacali clientelari. Un capovolgimento sociale ed antropologico che nel giro di un ventennio trasformò radicalmente l’Isola in una società di massa con una netta contrapposizione tra le città costiere ad economia avanzata e i paesi e villaggi rurali dall’altra con un’economia di sussistenza che li vedeva esclusi dai vantaggi della modernità. E’, se vogliamo, anche il periodo che dà avvio al processo di spopolamento delle aree rurali interne, un processo di spostamento della popolazione sarda dalle montagne verso le città costiere o i conglomerati urbani a vocazione industriale.

L’operazione ebbe un costo enorme, significava investire ingenti risorse finanziarie statali per dotare la Sardegna di poli e grandi impianti industriali (Macchiareddu, Porto Torres, Sarroch e Ottana) operazione che sarebbe stata ovviamente accompagnata anche da un processo di scolarizzazione di massa rigorosamente in lingua italiana che nel breve e medio termine avrebbe prodotto quel processo di italianizzazione linguistica forzata di centinaia di migliaia di sardi che fino alla seconda metà degli anni sessanta erano nati e allevati rigorosamente in lingua sarda, si passò dunque dal proibizionismo fascista a quello capitalista-neoliberista. Di fatto i magnati dell’industria turistica, chimica e petrolchimica non sapevano che farsene dei sardi che si esprimevano solo ed esclusivamente in lingua sarda e/o in un italiano stentato. L’industria pretendeva operai e tecnici specializzati che sapessero esprimersi rigorosamente solo in lingua italiana. Sono gli anni in cui si tratta la lingua sarda ancora come un dialetto dell’italiano e persino, con un certo fastidio, come un dialetto al tempo stesso rozzo, inutile, arretrato, pericoloso e sovversivo, nascevano infatti in quegli anni le prime cosiddette istanze separatiste elaborate dall’architetto ed intellettuale algherese Antoni Simon Mossa (1916 - 1971) e le indagini antropologiche di Michelangelo Pira (1928 – 1980) volte e mettere in evidenza la regressione progressiva e quasi inarrestabile dell’utilizzo della lingua sarda. Pinna partecipa al dibattito riguardo ai vantaggi virtuali e agli svantaggi reali di questo processo di radicale trasformazione dell’economia e della società isolana. Si assistete progressivamente al fallimento dei poli industriali. Industrie che spuntavano sul suolo sardo paradossalmente già vecchie e obsolete negli anni sessanta, pagate dallo stato come se fossero nuove di zecca e che per l’alto tasso di inquinamento prodotto erano state osteggiate e rifiutate in ogni parte d’Italia, vennero impiantate in aree vergini della Sardegna con la pretesa che avrebbero rappresentato il cambiamento tanto atteso e la panacea a tutti i mali economici e sociali dell’Isola. Anche da un punto di vista ideologico, onde convincere i sardi più scettici, si giunse persino a identificare pastori con banditi e a cercare di diffamare la società agro-pastorale che tutto sommato, nonostante la crociata della quale fu vittima, ha resistito all’ondata dell’industrializzazione. Il fallimento dei piani di rinascita lasciò sul terreno un cumulo di macerie: i pastori che si erano venduti il gregge e i contadini che cedettero le proprie terre per fare gli operai in fabbrica, si trovarono di colpo senza un lavoro e dovettero ben presto prendere la via dell’emigrazione forzata. Si calcola che tra gli anni sessanta del secolo scorso ed oggi i sardi scappati dall’Isola per ragioni di lavoro siano stati non meno di settecento cinquanta mila. Le aree dismesse e le attuali aree ancora gravate da servitù industriali sono fra le più inquinate d’Italia e d’Europa con alti tassi di patologie fra la popolazione che annoverano leucemie e tumori. E appunto in quel periodo che vennero coniate le celebri e al tempo stesso tristi espressioni: «cattedrali nel deserto» e «dio petrolio».

A questo punto Pinna si circonda delle menti migliori di quel periodo e si profila per lui l’esordio nel mondo dell’editoria con lo scopo di creare una coscienza nazionale sarda e soprattutto indipendentista. Lo affiancano Michele Columbu, Francesco Masala, Ugo Dessy, Eliseo Spiga. E ancora: Gianfranco Contu, Giovanni Lilliu, Armandino Corona, Giannino Guiso, Mauro Mellini. O i rimpianti: Antonello Satta, Angelo Caria, Fabrizio De André, Fernando Pilia, Bettino Craxi, Carlo Cassola. Economia, società, storia e Lìngua Sarda sono le tematiche maggiormente trattate e che presto troveranno uno sbocco sia nell’Alfa Editrice che nei periodici che lo stesso Pinna farà pubblicare.

Nel 1976 Pinna fonda Alfa Editrice, vale a dire la prima casa editrice che pubblicherà opere a carattere identitario sia in lingua italiana che in lingua sarda o in formato bilingue. Contemporaneamente Pinna dà avvio a due progetti editoriali importantissimi: Sa Republica Sarda e Sardinna. A partire dagli anni novanta del secolo passato, nonostante le difficoltà dovute alla rivoluzione digitale con la comparsa del web, Pinna continua con determinazione a mandare avanti Alfa Editrice e i due periodici poca’anzi citati fino alla sua prematura scomparsa avvenuta il 26 aprile del 2003 a seguito delle complicazioni di un male incurabile.

Iniziative politiche[modifica]

Gianfranco è promotore di numerose iniziative: il 14 febbraio del 1982 a Bauladu presso il centro-sociale si tenne una riunione di tutte le organizzazioni politiche, culturali, anticolonialiste, nazionalitarie e indipendentiste operanti nell’isola promossa da Gianfranco Pinna, direttore del periodico Sa Republica Sarda, da Giampiero Marras direttore del centro- culturale S’Iscola sarda e da una frangia di irriducibili del disciolto Movimento politico anticolonialista Su Populu sardu guidati da Angelo Caria, Bore Ventroni e Marilena Denti. Alla riunione oltre alle suddette organizzazioni politico-culturali, erano presenti Sardinya i Llibertat di Alghero, il Frùntene pro s’Indipendhéntzia de sa Sardinya FIS con il suo segretario Bainzu Piliu, Sa bardana, Su Comitadu Nassionalista sardu di Sassari e i direttori e i redattori del periodico Ajò! di Torino e Sardigna emigrada di Roma diretto da Franciscu Carlini e Identidade e cultura di Cagliari. Nel corso dell’incontro le varie Organizzazioni Anticolonialiste – dopo aver analizzato attentamente e approfonditamente la sempre più marcata oppressione coloniale e nazionale operata dallo Stato italiano ai danni del Popolo sardo – avendo verificato l’esistenza tra di esse di un ampio terreno d’intesa politica, tattica e strategica, decisero di tenere una serie di incontri al fine di consolidare e sviluppare l’unità esistente con concrete iniziative di intervento politico e di unificare le proprie capacità d’intervento con la creazione di una nuova forza politica denominata Sardinna e Libertade – Unione Nassionalista Sarda. Infine in chiusura dei lavori, le diverse organizzazioni politiche, si impegnarono a indire entro tre mesi dalla data dell’incontro un Convegno Costituente della nuova organizzazione politica. Il 16 maggio di quello stesso anno (1982), nei locali della Biblioteca Satta di Nuoro – promosso da Angelo Caria, Gianfranco Pinna e Bore Ventroni e alla presenza di quasi tutti i movimenti anticolonialisti e indipendentisti dell’isola, nacque il Movimento politico “Sardinna e Libertade. A presiedere l’Assemblea del Congresso costitutivo di tale Movimento vennero chiamati il cantautore Fabrizio De André, lo scrittore Ugo Dessy e Simone de Beauvoir (compagna dell’intellettuale francese J.P. Sartre), che all’ultimo momento, impossibilitata a partecipare, inviò un lungo telegramma che venne letto in apertura dei lavori. Il 27 luglio di quello stesso anno (1982) Sardinna e Libertade promosse a Cagliari, in favore di Salvatore Meloni, detenuto da diversi mesi in una cella di isolamento nel carcere di “Buoncammino, dove le sue condizioni di salute si erano molto aggravate in conseguenza di uno sciopero della fame, che aveva deciso di intraprendere ad oltranza e che si stava protraendo da più di un mese, una grande manifestazione popolare contro la persecuzione degli anticolonialisti e la repressione delle idee indipendentiste. Il 24 ottobre del 1982 in Cagliari, nei locali dell’Enalc Hotel, al termine di una nuova manifestazione popolare organizzata da Sardinna e Libertade, a seguito dell’affissione in tutta l’isola di manifesti sui quali campeggiava una frase di Salvatore Meloni “La libertà di un popolo vale più della mia vita”, si svolse sotto la presidenza di Sebastiano Dessanay, Ugo Dessy e Gianni Massa un appassionato dibattito nel corso del quale l’assemblea, dopo aver dato mandato a Ugo Dessy di promuovere una raccolta di firme a sostegno del Meloni e dei familiari degli indipendentisti in carcere rivolse un pressante invito alla moglie di Meloni perché convincesse il marito a desistere dallo sciopero della fame. Il 2 dicembre di quello stesso anno (1982) Sardinna e Libertade organizzò in tutti e quattro i capoluoghi di provincia dell’isola una grande manifestazione unitaria di tutti i movimenti nazionalitari Indipendentisti e Anticolonialisti cui aderirono anche Democrazia Proletaria Sarda e il Partito Radicale. Il 3 dicembre del 1982 con un blitz congiunto di carabinieri e polizia, furono arrestati per il cosiddetto “complotto separatista” numerosi indipendentisti tra cui Bainzu Piliu e Oreste Pili. L’11 dicembre viene organizzata a Cagliari promossa da Sardinna e Libertade una nuova manifestazione con la partecipazione di oltre 200 indipendentisti sardi provenienti da tutta l’isola. Con partenza da Piazza Jenne il corteo attraversò la città di Cagliari fino a raggiungere il Palazzo di Giustizia in Piazza Repubblica. La manifestazione fu promossa per protestare contro l’inchiesta giudiziaria per il presunto “complotto separatista”. Alla manifestazione parteciparono i figli di Bainzu Piliu e i familiari di Salvatore Meloni. Il 7 gennaio del 1983 un’altra manifestazione venne promossa a Sassari avendo la Questura vietato il previsto sit-in di protesta previsto dal FIS in sostegno a Bainzu Piliu. Nel gennaio del 1984 ad iniziativa di Gianfranco Pinna, di Salvatore Meloni e di Lorenzo Pusceddu nacque il PARIS (Partidu Indipedentista Sardu) che adottò come simbolo l’albero sradicato d’Arborea.

Negli anni ’90 scoppia l’inchiesta «Mani Pulite» e il segretario socialista Bettino Craxi è il leader politico più in vista ad essere coinvolto nell’inchiesta. Gianfranco Pinna da Sa Republica Sarda critica l’operato della magistratura. Il caso-Craxi era per Gianfranco Pinna il caso simbolo di un uso spregiudicato e persecutorio della giustizia. Nel febbraio 1997 Gianfranco Pinna fonda i Comitati pro Craxi. Successivamente Gianfranco Pinna insieme a Tiziana Parenti e Luca Josi fonda la Lega per la democrazia, l’obiettivo era quello di denunciare i caratteri fatiscenti della Seconda repubblica, ristabilire la verità dei fatti, informare e contro-informare sulla reale condizione delle vicende politiche, degli uomini e delle molteplici realtà. Infine gli ultimi anni di vita sono spesi da parte del Pinna a migliorare ulteriormente e consolidare l’azienda di famiglia.

Eredità culturale[modifica]

Gli ultimi anni di vita sono spesi da parte del Pinna a migliorare ulteriormente e consolidare l’azienda di famiglia. L’attività editoriale di Gianfranco Pinna oggi è mandata avanti dalla moglie Maria e dalla figlia Alessandra. Pertanto, grazie ai vantaggi delle nuove tecnologie digitali, soprattutto Internet, oggi Alfa Editrice e i periodici Sa Republica Sarda e Sardinna sono ovviamente presenti anche online. Recentemente la casa editrice fondata dal Pinna si avvia a diventare uno dei più importanti punti di riferimento per la cultura sarda.


Tema(i) : biografie editoria politica

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Fonti[modifica]

  • Archivio personale Alessandra Pinna, figlia Gianfranco Pinna
  • Archivio personale Maria Marongiu, moglie Gianfranco Pinna


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