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Umafeminità

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È il neologismo, a titolo del progetto etico-linguistico, varato da Nadia Cavalera all’inizio del Duemila[1].

Il progetto Umafeminità, basandosi sulla lotta radicale al sessismo linguistico, mira ad una rivoluzione pacifica, che veda finalmente ricomporsi la frattura millenaria tra uomini e donne e segni l’avvio di un percorso da vivere insieme, senza prevaricazioni di sorta e all’insegna del totale rispetto reciproco. I punti essenziali del progetto sono presenti nell'Introduzione dell’antologia che porta lo stesso titolo[2], e sviluppati in seguito nell’intervento “Umafeminità contro la violenza dell’umanità”[3].

In breve, essendo il linguaggio il mezzo con cui il potere patriarcale ha cementato il suo percorso di sistematica violenza generale e discriminante in particolare le donne[4], è dal linguaggio che bisogna ripartire per iniziare l’opera di scardinamento del sistema androcentrico, invogliando, anche in questo campo, il protagonismo femminile. Come? Adottando tutti i suggerimenti che vengono proposti dagli esperti del sessismo linguistico, e soprattutto rendendo la donna più partecipe del processo creativo e interpretativo del linguaggio stesso con neologismi e usi diversi.

Il progetto si pone due obiettivi principali. Innanzitutto l’abolizione della parola “femmina” troppo carica di significati negativi (se non apertamente dispregiativi), e il ritorno all’antica elegante forma latina di “femina” (più rispettosa della natura primigenia della donna), così che “feminità” diventi “l’insieme delle donne”. Quindi andrebbe relegato il termine “umanità” al solo significato di “insieme di uomini”, in senso marcato (solo maschi) e, dopo un periodo di affiancamento, andrebbe sostituito con “umafeminità” quale “insieme di uomini e donne”.

Il neologismo “umafeminità” rendendo visibile nel suo stesso corpo verbale la presenza della donna (con l’inserimento di “fem”), la impone e racconta palesemente[5], riparando l’ingiustizia originale e ristabilendo quell’equilibrio infranto nel momento in cu la donna fu estromessa semanticamente dalla parola “umanità”.

“Umanità”, dimostra Nadia Cavalera, è la traduzione in latino della parola ebraica “adamà” (terra, la sua parte migliore), che compare nel primo racconto della creazione nella Genesi.

Dio, infatti, secondo Genesi 1, 26, creò al sesto giorno “adamà” (la terra) e la fece “puntuta e forata”[6], con allusione al pene e alla vagina e richiamando una situazione iniziale di totale parità tra i sessi, a conferma evidente di un comune sentire in quel tempo[7].

Sennonché, in concomitanza di un inasprirsi del violento sistema patriarcale, il racconto sulla creazione cambia, la parità tra i sessi scompare e “adamà” viene assorbita e concentrata nel solo sesso maschile, chiamato “Adam”, in italiano “Adamo” ossia "Uomo"[8], e creato addirittura al primo giorno (Genesi 1, 27), non al sesto, come nella versione precedente.

Secondo questo percorso, il termine “umanità” assurge a simbolo del sessismo per eccellenza, e Adamo alias Uomo (Homo in latino), si configura come il primo sessista della storia, e prova vivente di quella che Cavalera chiama “invidia della vagina” (cioè invidia della capacità riproduttiva a lui negata) nel momento in cui ascrive a sé stesso la prima procreazione della storia: quella di Eva.

Il progetto etico-linguistico di Umafeminità (presentato in molte città italiane, seguito sui social e dai media), è stato veicolato dall’antologia omonima, a cui hanno partecipato centodue autori (51 poete e 51 poeti), tra i più significativi del panorama nazionale (da Biancamaria Frabotta a Dacia Maraini, Patrizia Valduga; da Franco Buffoni a Franco Loi, Valerio Magrelli).[9]

È prevista la sua diffusione in tutti paesi in cui ricorre la parola “umanità”[10].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Per la prima menzione cfr. Nadia Cavalera, “Corso Canalchiaro 26. Interviste, saggi, interventi negli anni di Bollettario”, Venezia, Marsilio, 2010, pp189-190
  2. UMAFEMINITÀ. Cento poet* per un’innovazione linguistico-etica, a cura di Nadia Cavalera, Joker editore, Novi Ligure 2014, pp. 5-11)
  3. Nadia Cavalera, Editoriale di Clic Donne2000, Anno XVI - N.3- Luglio-settembre 2015
  4. Sono queste le conclusioni del Linguistic sexism, la nozione prodotta negli Stati Uniti, a partire dagli anni sessanta, circa gli studi sulla differenza sessuale nel linguaggio e diffusa poi in Europa, innanzitutto in Gran Bretagna e Francia. In Italia viene adottata e sviluppata, in ambito sociolinguistico, nel volume Il Sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1987. Nel libro si riconosce al linguaggio un ruolo basilare nella determinazione sociale della realtà, e quindi dell’identità dei due generi. Posizioni confermate anche da G. Lepschy, Lingua e sessismo, in “nuovi Saggi di linguistica italiana, Bologna, Il Mulino, 1989, pp.61-84
  5. L’importanza della presenza inequivocabile della donna nel linguaggio è ben sintetizzata dal concetto «Ciò che non si dice non esiste» espresso dalla linguista Cecilia Robustelli in un’intervista (“noi donne”, 5 febbraio 2008 )
  6. cfr. Mario Russotto, Maschio e femmina Dio li creò, Lectio biblica su Genesi 1, 26-28 (Convegno Nazionale CEI Pastorale Familiare Nocera Umbra, 26 aprile 2014)
  7. Sulla iniziale parità della bipolarità sessuale cfr. Gianfranco Ravasi, “Generare la vita. Maschio e femmina li creò”, Edizioni San Paolo, 2013
  8. "Uomo" è così nome proprio di persona e non nome comune, come risulta su tutti dizionari e le enciclopedie di lingua italiana (cfr. Nadia Cavalera, Casuals, Abeditore 2016, pag.88)
  9. Per l'elenco dettagliato vd http://www.edizionijoker.com/Pagine%20libri/FCL%20-%20Umafeminit%C3%A0%20-%20AA.VV.html
  10. L“Introduzione” dell’antologia “Umafeminità”, in vista del prossimo coinvolgimento di paesi anglofoni, è stata tradotta in inglese da Ben Bazalgette,

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • [1] (Lectio biblica del vescovo di Caltanissetta Mario Russotto)
  • [2] ("La proposta di Umafeminità”, Saggio di Carmen Matarazzo in Leggendaria, n.111, pag 50)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]


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