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Semovente M15/42 Contraereo

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Semovente da 20/70 quadruplo
Semovente da 2070 quadruplo.jpg
Un semovente
Descrizione
Tiposemovente antiaereo
Equipaggio3 (comandante, 2 cannonieri/serventi)
ProgettistaGiuseppe Rosini
CostruttoreFIAT-Ansaldo
Utilizzatore principaleItalia Regno d'Italia
Altri utilizzatoriGermania Germania
Esemplari1-2 (dati incerti)
Sviluppato dalM15/42
Altre variantivedi qui
Dimensioni e peso
Lunghezza5,09 m
Larghezza2,28 m
Altezza2,55 m
Peso15,5 t
Capacità combustibile367 L + riserva: 40 L
Propulsione e tecnica
MotoreFIAT-SPA 15TB M.42 a 8 cilindri a V, alimentato a benzina
Potenza190 hp massimi
Rapporto peso/potenza12,26 hp/t
Trazionecingolata
Sospensionia balestra semiellittica
Prestazioni
Velocità su strada38 km/h
Velocità fuori strada20 km/h
Autonomia220 km
130 km fuoristrada
Armamento e corazzatura
Armamento primario4x Scotti-Isotta-Fraschini 20/70
Armamento secondarioRimosso in favore di corazzatura
Corazzatura frontale50 mm
Corazzatura laterale42 mm
Corazzatura posteriore42 mm
Corazzatura superiore15 mm
fonti citate nel corpo del testo
voci di carri armati presenti su Wikipedia

Il Semovente M15/42 Contraereo fu un semovente antiaereo sperimentale italiano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il modello contraereo dell'M15/42, catturato dai tedeschi

Le esperienze maturate soprattutto in Africa Settentrionale, con i caccia e i cacciabombardieri della RAF che attaccavano quasi indisturbati i corazzati italiani, convinsero il Regio Esercito a dotarsi di un mezzo contraereo in grado di accompagnare le unità carri anche sulla linea del fuoco. Le specifiche erano però, come al solito, improntate al massimo risparmio, per cui si decise di non progettare ex-novo il mezzo, ma di basarsi sulla cellula dell'M15, così come era stato fatto per i semoventi controcarro M75. Nel 1943 apparve così un'interessante realizzazione, rappresentata dal carro medio “Contraereo”, ottenuto montando sullo scafo dello M15/42 una torretta poligonale, con 4 mitragliere da 20 mm Isotta Fraschini (brevetto Scotti)[1].

Lo scafo era identico a quello del carro originale, a parte la soppressione dell'armamento secondario delle due mitragliatrici binate in casamatta Breda mod.1938 calibro 8 mm ed altre piccole modifiche. Questo mezzo contraereo avrebbe dovuto essere introdotto in ragione di un carro per plotone, allo scopo, appunto, di contrastare i cacciabombardieri anglo-americani sul campo di battaglia e nelle marce di avvicinamento. Il primo esemplare prodotto fu presentato al Centro Studi nei primi mesi del 1943 e, nel marzo successivo, venne immatricolato nel Regio Esercito ed assegnato all'VIII Reggimento Autieri della Cecchignola (Roma). Dopo l’armistizio fu confiscato dai tedeschi (che si ispirarono probabilmente a questo progetto nei loro successivi studi, in particolare quelli che portarono alla progettazione e costruzione, nel 1944 del Flakpanzer IV/3 “Wirbelwind”) ed utilizzato sino all’aprile 1945, dove operò in Austria, nella zona di Teupitz, per la difesa aerea dal V Corpo Corazzato da montagna delle SS (“V-SS Volunteer Gebirgskorps”) contro i sovietici[2].

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Scafo, treno di rotolamento e torretta[modifica | modifica sorgente]

Lo scafo, in lamiera di acciaio completamente imbullonata, era simile a quello dell’M15/42, sostanzialmente con l’unica modifica dell’aggiunta di una piastra corazzata aggiuntiva frontale, a coprire il vano dove sul carro armato era sistemato l’impianto binato di mitragliatrici Breda Mod.38 da 8 mm.

Lo spessore della corazzatura variava da 14 a 42 mm, il posto del pilota era sulla fronte dello scafo a sinistra. Le sospensioni consistevano per ciascun lato di quattro carrelli articolati di due ruote montati in due complessi sostenuti da molle semiellittiche. Il motore era nella parte posteriore dello scafo, accoppiato ad una scatola del cambio ad azionamento manuale con otto marce avanti e due retromarce. Il treno di rotolamento aveva la ruota motrice in posizione anteriore, quella di rinvio indietro, otto rulli portanti gommati e tre rulli guidacingolo per trascinamento di un cingolo da 26 cm di larghezza.

Completamente diversa rispetto al carro armato era invece la torretta, aperta superiormente, in cui era alloggiato l’armanento principale. Poligonale a piastre saldate, la torretta, superiormente non protetta e brandeggiabile per 360°, aveva un certo maggiore ingombro in altezza[3].

Armamento[modifica | modifica sorgente]

L’armamento era costituito da un impianto quadrinato di mitragliere Scotti-Isotta Fraschini da 20 mm, con elevazione da -5 a + 90° progettata nel 1932 dall’ing.Alfredo Scotti, che poi cedette il brevetto (ma solo per l’estero) alla società svizzera Oerlikon, l’arma fu poi sviluppata in Italia dall’Isotta Fraschini nel 1938. La versione Mod.1939 installata su affusto a candeliere fu impiegata dalla Regia Aeronautica per la difesa delle installazioni e dalla Regia Marina imbarcata ed in installazione fissa, anche binata.

Anche se meno performante rispetto alla concorrente Breda 20/65 Mod.1939, l'arma era di più facile realizzazione e manutenzione; per questo, a guerra iniziata, la creazione di Scotti destò nuovo interesse presso i comandi militari e venne ordinata in alcune centinaia di unità: questa versione su affusto ruotato, detta Mod.1941, fu prodotta dalla Isotta Fraschini e dalla Officine Meccaniche in circa 300 esemplari e, dopo l’armistizio, fu utilizzata dalla Wehrmacht come 2-cm Scotti(i) contro i partigiani jugoslavi. Esemplari di preda bellica furono utilizzati anche dall'esercito britannico. Rimase poi in servizio con l'Esercito Italiano nel dopoguerra.

Il modello adottato per il semovente contraereo era stato sviluppato dall’Isotta Fraschini sin dal 1942, soprattutto per consentire l’alimentazione a nastro metallico a maglie disgreganti, che assicurava, per ciascuna canna, una cadenza di tiro di 600colpi al minuto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Gli Autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano” Volume secondo (1940-1945).
  2. Pafi, Falessi e Fiore, "CORAZZATI ITALIANI 1939-45 - Storia dei mezzi corazzati”.
  3. Ivo Pejčoch Armour 9, Italy, Spain 1919-1945, Armour 9, Italy, Spain 1919-1945, Ares/Corona, ISBN 978-80-86158-55-6.

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Tema(i) : Guerra mezzi corazzati



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