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Sandro Parenzo

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«Il bravo editore televisivo, parla poco, appare in tv ancora di meno, fa politica mai.»

(Sandro Parenzo)

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È l'azionista di maggioranza ed il presidente di Mediapason, società editrice delle reti Telelombardia, Antennatre, Videogruppo e Canale 6 e produttore di fiction tramite la sua società Videa.

Partecipa con Lorenzo Fazio e Guido Roberto Vitale alla proprietà della casa editrice Chiarelettere.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studi classici, laurea in architettura a Venezia, quindi si trasferisce a Roma dove inizia l'attività di sceneggiatore (e occasionalmente di scenografo) negli anni Settanta. Nel 1972 La cosa buffa tratta dal romanzo di Giuseppe Berto con la regia di Aldo Lado; nel 1973 Malizia con Salvatore Samperi, lavora poi con Bernardo Bertolucci, Luca Ronconi, Ugo Tognazzi. È anche tra gli autori della rivista satirica Il male fondata da Pino Zac.[1]

Nel 1980 incontra Silvio Berlusconi ancora nella fase iniziale della sua avventura televisiva. Apre e dirige la sede di Roma della Fininvest, affitta gli studi della Dear per produrre programmi televisivi come Il pranzo è servito con Corrado, Zig Zag di Vianello, Drive in. Sempre in quegli anni lavora ancora con Corrado come autore per il programma Ciao gente! in onda su Canale 5; per lo stesso canale produce nel 1990 la miniserie Dagli Appennini alle Ande.

A metà degli anni Ottanta inizia anche l'attività di distributore di film per la Artisti Associati, nel 1987 si mette in proprio creando la Videa, società per produrre e distribuire film e programmi televisivi. Dopo aver rilevato i teatri della Vides di Franco Cristaldi, realizza programmi per Salvatores, d'Alatri, Crialese, altri. Organizza anche la prima produzione del Maurizio Costanzo Show al teatro Parioli e nel 1993 Zona Franca di Gianfranco Funari.

Nel 1995 diventa il principale azionista di Telelombardia, l'emittente televisiva lombarda fondata nel 1974 e diventata in seguito di proprietà del gruppo Ligresti.[2] Nove anni più tardi, nel 2004, rileva anche Antennatre, nel 2005 acquista Videogruppo in Piemonte. Lo stesso anni Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, lo nomina all'assessorato per la produzione culturale. Ci resta fino al giugno 2006 dopo avere costituito la Fondazione Musei Civici di Venezia in cui confluiranno i musei veneziani.

Nel frattempo continua ad espandersi nel settore televisivo con Top Calcio, Milanow, Top Gusto, Top Musica, dà vita al gruppo Mediapason, partecipato tra gli altri anche da Nelke, società del finanziere Giuseppe Garofano, e sposta la sede in un vasto complesso in via Colico 21, a Milano. Gruppo che, per i troppi debiti, dovrà essere poi sottoposto negli anni ad una pesante ristrutturazione.[3]

Scherzi[modifica | modifica sorgente]

Ha sempre avuto un forte senso dell'umorismo:

  • Quando collabora con il giornale satirico Il Male, è sua l'idea di pubblicare nel 1979 i falsi quotidiani Paese Sera, La Stampa e Il Giorno che riportano in prima pagina e a titoli cubitali la notizia dell'arresto di Ugo Tognazzi quale capo delle Brigate Rosse con una foto dell'attore, che si era prestato allo scherzo facendosi fotografare ammanettato accompagnato dai redattori vestiti da agenti di Pubblica Sicurezza.[4]
  • Nel 1989, come produttore del programma comico Banane su TMC, censura lo sketch di Daniele Luttazzi "Marzullo intervista Hitler" con la motivazione che fosse uno sketch anti-semita. Intervistato nel luglio del 2011 da Paolo Bracalini per il Giornale, Parenzo dichiara: «È una balla. Facevamo Banane, un programma comico. Semplicemente quelle gag non facevano ridere e non le abbiamo montate. Va molto di moda fare i censurati...». Luttazzi, nel 2007, ha rifatto quello sketch nel programma Decameron su La7.
  • Nel 1998 è l'ideatore del falso televisivo Indagine sulla canzone truccata, trasmesso su Canale 5 con la conduzione di Emilio Fede, che raccontava un finto arresto di Iva Zanicchi. La trasmissione ha suscitato aspre polemiche nel mondo del giornalismo.[5]
  • Nel 2008 è autore di un pesce d'aprile: riesce a far diramare dall'agenzia Ansa a tarda sera, quando i quotidiani stavano per andare in stampa, la notizia che Silvio Berlusconi, in caso di pareggio, avrebbe fatto un "governo del buon senso" con Mario Monti allo Sviluppo economico e Massimo Cacciari alla Cultura. Quando i giornali riescono a cambiare la prima pagina e stanno per essere pubblicati, arriva la smentita.[6]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Scenografo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Vincino, su ilfoglio.it, 21 agosto 2018.
  2. "Il terzo polo sono io", su ricerca.repubblica.it, 9 luglio 1995. URL consultato il 18 dicembre 2018.
  3. Tre nuovi amministratori delegati in Mediapason, la holding televisiva di Sandro Pareno, su italiaoggi.it, 1º febbraio 2013. URL consultato il 18 dicembre 2018.
  4. Vincino, Mi chiamavano Togliatti, Milano, Utet, 2018, su books.google.it. URL consultato il 18 dicembre 2018.
  5. Fulvia Caprara, Scherzo di Fede, bufera a Canale 5, in La Stampa, 27 febbraio 1998, p. 18. URL consultato il 3 settembre 2016.
  6. Giorgio Dell'Arti, Massimo Parrini, Catalogo dei viventi, Venezia, Marsilio Editore, 2008, p. 1271

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]


Tema(i) : biografie cinema televisione

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