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Resistenza nel comune di Cherasco

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Il comune di Cherasco partecipò attivamente alla lotta di Resistenza partigiana[1][2] e qui si svolsero numerosi scontri che causarono numerose vittime fra i suoi cittadini, anche con fucilazioni di massa ed eccidi. In virtù dei meriti nel corso della Resistenza, alla città è stata assegnata la "Medaglia d'argento al valor civile".[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'8 settembre 1943 e l'annuncio dell'armistizio, alcuni militari e altri giovani costituiscono la “Prima Banda del Tenente Pippo”, il cui vero nome era Vito Dulcimele, tenente del Regio Esercito originario di Napoli. Negli ultimi giorni di novembre 1943, però, i tedeschi lo arrestarono e gli altri ribelli furono condotti in Val Casotto, dove si trovavano molti partigiani, da Carlo Andriano, un ex militare.

Qui, alla formazione guidata dal comandante Mauri, si unirono alcuni cheraschesi come Francesco Dogliani (detto Ricci), Mario Allocco, Giovanni Rinaldi, Mario Scotti, Lorenzo Baldissone.[4]

1944[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di marzo i nazifascisti circondarono la zona attorno a Pamparato e Ricci, insieme con pochi altri, riuscì a fuggire, decidendo di tornare in pianura.

Nel mese di maggio alcuni cheraschesi formarono la guardia del Comando Mauri, proprio sotto la guida di Ricci. Sempre in quel periodo nel braidese si costituì anche la XII Divisione Bra, comandata da Della Rocca. I nazifascisti si trovarono subito in difficoltà: i partigiani al Molino Verduno, il 23 luglio, riuscirono a catturare quindici tedeschi, a prendere tre camion, più molto altro materiale. Il primo agosto, inoltre i partigiani interruppero il ponte sul Tanaro. Sempre nel mese di agosto si stabilì a Cherasco un presidio di soldati tedeschi, comandati dal colonnello Neufellner.[4]

Il 29 agosto i fascisti della Divisione Monterosa e delle Brigate Nere attaccarono contemporaneamente La Morra e le frazioni di San Bartolomeo e Meane. I partigiani resistettero ma alla fine furono sopraffatti e si contarono 32 morti più 2 civili. Poche settimane dopo dopo, il 4 ottobre 1944, i tedeschi, durante un rastrellamento nella zona di Meane e San Bartolomeo, arrestarono una ventina di capifamiglia e li tennero in ostaggio nella filanda di Cherasco, minacciando vendette in caso di attacchi dei partigiani.[5][6]

In settembre dalla polveriera di Fossano vengono trafugati esplosivi: 50 casse di balistite e 450 bombe di mortaio da 45 con cui poter effettuare attentati [7]. Nella notte del 21 ottobre il ponte sul fiume Stura, che collegava Cherasco e Bra, lungo la direttiva Bra - Cuneo quotidianamente utilizzata da mezzi motorizzati nazifascisti e reparti appiedati, venne fatto saltare[8] e il colonnello Neufellner decretò che Ottavio Ferraretto, uno degli ostaggi, doveva essere giustiziato. La sera stessa del 21 ottobre, presso il cimitero Ferraretto, fu fucilato da un plotone di soldati tedeschi. Dai primi di novembre fino al 23 dicembre 1944 si insediò a Cherasco il “Distaccamento partigiano” di Leonida Battagliotti (detto Ettore) e la città fu considerata “libera e di pieno possesso partigiano”.

1945[modifica | modifica sorgente]

A gennaio si stabilirono i soldati dell'esercito della R.S.I., precisamente del R.A.U. ("Raggruppamento Arditi Ufficiali", un'unità anti-partigiani dell'Esercito Nazionale Repubblicano), sotto il comando del colonnello Palomba[9]. In quel periodo la repressione contro i civili e i partigiani fu durissima e furono molti i partigiani brutalmente uccisi. In quel mese, durante una delle ultime incursioni fasciste fu uccisa Vittoria Marengo, una scolara di V elementare, uscita dalla scuola e nascostisi in un fosso all'arrivo dei militi, colpita da una raffica sparata da un fascista che aveva scambiato il suo fiocco azzurro per il fazzoletto azzurro indossato dai partigiani [10]. Il 20 marzo, con largo anticipo rispetto alla liberazione nazionale, Cherasco fu presa dai partigiani. I militari fascisti tentarono un ultimo attacco il 18 aprile ma furono respinti.[3]

Tesoro 4ª Armata[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'8 settembre 1943, nell'area confluirono anche reparti dispersi della 4ª Armata, tra questi militari vi era il generale Operti, intendente dell'armata che era trasferire con sè la tesoreria del gruppo, il generale trovò rifugio a Cherasco, distribuì parte del denaro alla lotta partigiana e parte venne nascosta in casse seppellite sotto una stalla. A guerra terminata le casse furono riesumate ed il loro contenuto (circa 80 milioni di franchi per cassa) consegnate a a due cassieri della Banca d'Italia[11].

I partigiani[modifica | modifica sorgente]

Vittorio Broglio (I Divisione Langhe)

Il nome di battaglia era "Toio", era nato a Bardonecchia e viveva a Torino, sfollato a Cherasco. Morto a Clavesana in una battaglia combattuta con i tedeschi tra il 13 e il 15 novembre 1944.

Ernesto Beccaria (I Divisione Langhe)

Nato nel 1922, morto il 3 marzo 1945 a Lo Sbaranzo di Claveana insieme con altri 16 partigiani.

Giovanni Fissore (I Divisione Langhe)

La sera dell'8 gennaio del 1945 insieme con altri 4 partigiani colpì a morte tre ufficiali dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana, a Cherasco, nell'albergo Aquila d'Oro. Uscito, fu ferito a morte da un militare in strada.

Giovanni Biffo (Formazioni Autonome Val Casotto)

Morto a 18 anni in Val Casotto, territorio in cui erano concentrate le formazioni guidate dal Comandante Mauri, sotto i colpi di autoblinde tedesche.

Giovanni Rinaldi (Formazioni Autonome Val Casotto)

Era un carabiniere che dopo l'Armistizio si era arruolato nelle formazioni partigiane che si trovavano in Val Casotto. Il 14 novembre del 1943 è morto in un incidente stradale.

Giovanni De Valle (I Gruppo Divisioni Alpine)

Studente, a 21 anni è morto in combattimento nel territorio di Dogliani il 21 luglio 1944.

Giorgio Porello (XII Divisione Bra)

Nativo di Cherasco, ma abitante a Bra, sottotenente dell'artiglieria, dopo l'Armistizio costituì in quella cità un primo nucleo di partigiani. Fu catturato nei boschi di Baldissero il 25 agosto 1944 e la mattina del 7 settembre fu impiccato con altri partigiani, tra i quali Leonardo Cicito, a Carignano.

Lorenzo Dellavalle (XLIII Divisione De Vitis)

Tenente del Regio Esercito entrò nella 43ª divisione De Vitis, costituita in gran parte da ex soldati. Il 2 marzo del 1944 fu catturato nella frazione di Vignassa del comune di Sant'Antonino di Susa dai tedeschi e fucilato sul posto.

Giuseppe Vaira (XLIII Divisione De Vitis)

Morto a 22 anni durante un rastrellamento in val di Susa, ex alpino della 6ª Divisione Alpi Graie. Morto nel maggio del 1944 in un rastrellamento, è sepolto nell'ossario partigiano del Forno di Coazze.

Francesco Costamagna (V Divisione Alpi)

Mario Costamagna (XLIII Divisione De Vitis)

Il nome di battaglia era "Pinin". Prigioniero dei fascisti, il 6 aprile 1945 fu seviziato e ucciso per rappresaglia. Fu sepolto nel cimitero di Casale Corte Cerro.

Francesco Castriota (CIII Brigata Amedola) Antonio Chiari (CIII Brigata Amendola)

Francesco Castriota, nato a Castrovillari nel 1917, ex tenente del Regio Esercito. Dopo l'armistizio si era unito alla banda di partigiani comandata da un altro militare: il colonnello Gancia. Il nome di battaglia era "Franco". Antonio Chiari, nato a Sassari nel 1905, ex militare. Il suo nome di battaglia era "Neri" Il 10 gennaio 1945 furono catturati dai fascisti del R.A.U., stanziati a Cherasco. L'11 gennaio, sempre a Cherasco, furono fucilati vicino al monumento ai caduti.

Salvatore Laquidara

Originario di Messina, ex militare, il suo nome di battaglia era "Caccia". Il 25 di gennaio 1945, morì in uno scontro a fuoco con i soldati della Repubblica Sociale Italiana a Sant'Antonino, frazione di Cherasco.

Biagio Reinero (X Divisione Giustizia e Libertà). Il nome di battaglia era "Gino" ed era un ex militare. Morì il 16 gennaio 1945 per un incidente nella zona della Torricella di Monforte d'Alba.

Pietro Beck Holzner

Era un ebreo cecoslovacco, nato a Praga nel 1922. Il suo nome di battaglia era "Six". Ferito a Narzole il 26 aprile 945 da un guppo di soldati facsisti e tedeschi, morì nell'Ospedale di Cherasco il 28 aprile.

Junior Robinson

Pilota d'aereo americano, caduto a Castelrosso il 3 gennaio del 1945 dopo un duello nei cieli. Catturato e fucilato.

Le vittime di Cerequio (La Morra)[12][13][modifica | modifica sorgente]

Nella località Cerequio del comune di La Morra accadde uno degli episodi più sanguinosi della guerra di Liberazione nel territorio di Cherasco e La Morra. Il 29 agosto 1944 incominciò un rastrellamento operato da truppe nazifasciste e alla fine della giornata si contarono 33 partigiani uccisi. In particolare i partigiani di Cherasco furono catturati presso la cascina Averame nella frazione Cerequio di La Morra e fucilati, pur se fatti prigionieri dietro la promessa di aver salva la vita.[5]

Enrico Arnulfo (XII Divione Bra) Il nome di battaglia era "Rico", era un muratore, ex aviere dell'Aeronautica.

Michele Baldissone (XII Divisione Bra) Il nome di battaglia era "Chele". Era un contadino che abitava alla Fraschetta di Cherasco.

Giacomo Barbero (XII Divisione Bra) Il nome di battaglia era "Colino". Era un ex aviere dell'Aeronautica.

Aurelio Bogetti (XII Divisione Bra) Era un giovane di 19 anni. Il nome di battaglia era "Relio" e faceva il cordatore. Celeste Cedrani (XII Divisione Bra) Abitava nella frazione di Meane, anche se era originario di Corneliano d'Alba. Era un contadino.

Ernesto Costamagna (XII Divisione Bra) Morì a 18 anni, era un ortolano e il nome di battaglia era "Nesto". Lorenzo Gerbaldo (XIV Divisione Garibaldi) Morì prima di compiere 19 anni. Il nome di battaglia era "Ivan".

Giacomo Lamberto (XII Divisione Bra) Era un contadino di 22 anni.

Luigi Mazzola (XII Divisione Bra) Era conosciuto come "Vigi" ed era un muratore.

Pietro Paolo Mazzola (XII Divisione Bra) Fratello di Luigi, era muratore come lui.

Giuseppe Antonio Vaira (XII Divisione Bra) "Beppe", da meno di un mese aveva compiuto 18 anni. Era un bracciante.

Giorgio Vigna (XII Divisione Bra) Era nato a Savona. Il suo mestiere era il carradore.

I civili caduti e i deportati[modifica | modifica sorgente]

Ottavio Ferraretto

Cittadino di Rapallo, ricercato dalla polizia fascista a causa delle idee antifasciste. Dopo l'8 settembresi rifugiò a Cherasco (CN). Il 21 ottobre 1944, dopo che i partigiani fecero saltare il ponte sul fiume Stura, fu fucilato per rappresaglia.

Mario Boriano

Era uno studente e nel 1944 aveva appena 18 anni. Era renitente alla leva. Il 1 agosto 1944 fu catturato, nei pressi del fiume Tanaro, dai nazifascisti che lo fucilarono sul posto.

Vittoria (Vittorina) Marengo

Era una ragazzina di 12 anni e morì nella frazione di San Defendente di Cherasco, perché i soldati della Repubblica Sociale Italiana, mentre tornava a casa da scuola, videro il suo fiocco azzurro di scolara e da lontano spararono, convinti che si trattasse di un fazzolletto azzurro dei partigiani Autonomi.

Gregorio Fissore

L'8 gennaio 1945 suo figlio, Giovanni Maria assaltò all'albergo dell'Aquila d'oro un gruppo di militari fascisti e fu colpito a morte. Aveva con sé un documento d'identità che permise di conoscere la sua residenza. Si presentarono a casa sua altri fascisti e spararano contro Gregorio, il padre.

Caterina Oreglia in Dellavalle

Fu ferita gravemente nell'assalto dell'albergo dell'Aquila d'oro e morì il 9 gennaio presso l'Ospedale di Cherasco.

Marietta Foà (vedova Segre) e Mirella Segre

Erano due ebree cheraschesi. All'inizio del mese di ottobre del 1944 furono catturate in un rastrellamento dai tedeschi e deportate in Germania. Morirono nel campo di concentramento di Rechlin nel 1945.

Pietro Costamagna

All'età di 51 anni a Nucetto morì per o scoppio di mine poste lungo la linea ferroviaria Ceva-Oremea.

Antonina Curti, Giovanni Ravera, Giuseppe Ravera

Morirono tra il 28 e il 29 agosto del 1944 nell'ambito di un rastrellamento sulla Piana di Cherasco.

Domenico Alessandria

Morì a Cavallermaggiore il 3 settembre 1944.

Lorenzo Bernocco

Fu deportato in Germania, dove morì nel 1944.

Angelo Castella

Morì il 24 agosto 1944.

Mario Montanaro

Morì il 7 gennaio 1945.

Medaglia d'argento[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 con Decreto del Presidente della Repubblica del 18 aprile è stata conferita alla città la medaglia d'argento al Merito Civile con la seguente motivazione: “La Comunità cheraschese, sconvolta dalle feroci rappresaglie dell’occupante nazifascista, offrendo uomini alle formazioni partigiane, partecipava con eroico coraggio e indomito spirito patriottico alla guerra di Liberazione, sopportando la perdita di un numero elevato dei suoi figli migliori. Luminoso esempio di profonda fede nei valori della libertà e della democrazia”.

Galleria d'immagini[modifica | modifica sorgente]


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Diario di guerra di Orlando, partigiano della Romagna a Cherasco, su Gazzetta d'Alba - Dal 1882 il settimanale di Alba, Langhe e Roero, 19 febbraio 2018. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  2. Icilio Ronchi della Rocca e Livio Berardo, Ricordi di un partigiano. La Resistenza nel braidese: La Resistenza nel braidese, FrancoAngeli, 26 maggio 2009, ISBN 9788856809381. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  3. 3,0 3,1 Comune Cherasco - Onorificenze, su www.comune.cherasco.cn.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  4. 4,0 4,1 Comune di Pamparato - Vivere Pamparato - Territorio - Cronologia, su comune.pamparato.cn.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  5. 5,0 5,1 scheda | Atlante stragi nazifasciste, su straginazifasciste.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  6. Ricordati 11 partigiani di Cherasco uccisi nel ’44 - La Stampa, su lastampa.it, 28 agosto 2016. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  7. Domenico De Napoli, p. 105
  8. Domenico De Napoli, p. 105
  9. Centro Studi 'Beppe Fenoglio' - Via Liberazione, su www.centrostudibeppefenoglio.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  10. Gina Lagoria, Cap. Fazzoletto azzurro
  11. Gina Lagorio, Cap. Un fazzoletto azzurro
  12. Raffaele Grillo, Un commovente ricordo per i partigiani uccisi a Cerequio, su comune.bra.cn.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  13. Cerequio La Morra (PDF).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Amedeo Renzo, Cherasco ricorda i caduti e le vittime della lotta di liberazione, Torino, 1978
  • Icilio Ronchi della Rocca e Livio Berardo, Ricordi di un partigiano. La Resistenza nel braidese: La Resistenza nel braidese, FrancoAngeli, 26 maggio 2009, ISBN 9788856809381
  • Diana Masera, Langa partigiana '43-'45, Guanda, 1971
  • Mario Giovana, Guerriglia e mondo contadino: i garibaldini nelle Langhe, 1943-1945, Cappelli, 1988
  • Amedeo Renzo, Di libertà si vive, Bra, 1985.
  • Cavina Stefano Sante, Orlando, storia di un romagnolo partigiano in Piemonte, Edizioni Moderna, Modena, 2017.
  • Domenico De Napoli, Antonio Ratti e Silvio Bolognini, La resistenza monarchica in Italia (1943-1945), Guida Editore, 1985.
  • Il Mare, annate dal 1922 al 1939.
  • Elogio della zucca, Libreria degli scrittori, 2014.
  • Pendola Agostino, Giovanni Gozzer. Un eroe nella resistenza, Gammarò editore, 2013.
  • Rapporto della commissione italo-tedesca insediata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica italiana e della Repubblica federale di Germania il 28 marzo 2009.
  • Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti.
  • Ricci Umberto, A cuore aperto. Frammenti di storia della sezione della Democrazia Cristiana di Rapallo.
  • Taricco Bruno, Cherasco Urbs firmissima pacis, Cherasco, 1993.

Tema(i) : guerra seconda guerra mondiale storia

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