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Onofrio Giovenco

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Onofrio Giovenco

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Alcamo, dove ha frequentato il Liceo Classico, si è poi iscritto all’Università di Palermo e nel 1934 si è laureato in medicina. Nel 1935 ha preso parte, come medico nel Genio Militare, alla guerra di Etiopia: questa esperienza è riportata nel suo libro "Collaudo di razza all'Equatore termico". Nel 1943 si è trasferito nel Nord Italia, a Ferrara, dove ha sposato Afra Mariani,. Nel 1946, nello stesso anno della nascita della figlia, la pittrice Gisella Giovenco, si è specializzato in pediatria all’Università di Bologna. Nel 1949 si è trasferito a Pieve Ligure e poi a Bogliasco, in Liguria; qui, oltre ad esercitare la libera professione, ha operato presso la ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), anche in due paesi limitrofi.

Attività professionale[modifica | modifica sorgente]

Ogni giorno, come uno studente, frequentava le aule dell'Istituto Gaslini di Genova, dove i famosi professori De Toni, Tolentino, Bulgarelli ed altri, riferivano sulle novità nel campo della medicina acquisite dai congressi internazionali, tenendosi costantemente aggiornato. Impartiva lezioni di educazione alimentare e civica nelle scuole di Bogliasco e si dedicava alla salvaguardia dell'ambiente e dell'abitato; ha quindi fondato l'ADA (Associazione Difesa Abitato) per combattere la sporcizia e le esagerate mire dei costruttori in Liguria. Costituì anche il "Club del Sangue gemello" affinché fosse possibile trovare, in tempi brevi, un donatore con lo stesso tipo di sangue in caso di una urgente trasfusione.

Ha collaborato col periodico "Fronte Sanitario", con articoli ispirati alla sua esperienza di medico; si dedicava in modo appassionato alla ricerca di soluzioni idonee a semplificare il lavoro dei suoi colleghi. Allorché faceva analisi sulle feci, urine o sangue, si accorgeva della difficoltà di segnare ciò che vedeva al microscopio, inventò e brevettò allora il Citometro per i laboratori di analisi. Con la terapia dell’acqua arrivò a stroncare gli accessi di tosse nel la pertosse, e scoprì il modo per differenziare il liquido amniotico dalle urine, evitando inutili corse verso ospedali lontani ai medici operanti in zone montuose o isolate.

Alla fine degli anni sessanta, grazie ai contatti con i missionari in Africa e con l'Università di Teramo, verificò la sua iscoprta per la ricerca delle microfilarie nel sangue, senza utilizzo di vetrini, coloranti e microscopio: era sufficiente un pezzo di nastro adesivo trasparente (dove mettere una goccia di sangue), e un obiettivo a secco per diagnosticare e curare le gravi conseguenze delle filariosi. Infine portò avanti la sua battaglia contro la pratica diffusa della infibulazione, che causa mutilazioni nelle bambine, che possono anche perdere la vita a causa delle infezioni.

Il panfilo Elettra[modifica | modifica sorgente]

Il panfilo Elettra di Guglielmo Marconi

Giovenco si adoperò tantissimo a supporto della ricostruzione del panfilo Elettra, che era appartenuto a Guglielmo Marconi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e a seguito degli accordi fra l'Italia e le potenze alleate, il relitto dello scafo era passato di proprietà alla Iugoslavia che, comunque, nel 1959 acconsentì a restituirlo all'Italia. La nave, così, venne trasportata in un cantiere navale vicino a Trieste.

Nel 1972 il Consiglio dei Ministri, sotto la presidenza dell’onorevole Giulio Andreotti, aveva stanziato 2 miliardi e 400 milioni di lire per la sua ricostruzione, ma un secondo preventivo di quasi 7 miliardi, fece mettere da parte il progetto. Il 18 aprile 1977, lo scafo fu quindi tagliato in varie parti per essere distribuite ad alcuni musei.

Il dottor Giovenco rimase molto indignato, poiché su quel panfilo Marconi aveva sperimentato le invenzioni che avevano salvato poi milioni di vite: iniziò così la sua lunga lotta, fatta di articoli sui più importanti quotidiani, in televisione e nei convegni. Il suo progetto prevedeva il reintegro dell'Elettra a Sasso Marconi: la realizzazione dell’opera contava sul contributo delle 85 Casse di Risparmio italiane. Nel 1979 Giovenco fondò il CREM (Comitato Ricostruzione Elettra Marconi), a cui diverse personalità della cultura diedero subito l'adesione: scopo del Comitato era quello di fare riassemblare i vari pezzi dell'Elettra, che si trovavano allora sparsi in diverse città italiane, e ospitarla su una banchina di un porticciolo di Genova.

Nonostante il sostegno di vari enti (come la Lega Navale, l'associazione dei Radioamatori e il Rotary) e personaggi come il senatore Ruffini, Antonino Zichichi, la marchesa Marconi, la contessa Gaslini, il comandante Durand de La Penne, il mitico navigatore Thor Heyerdhal, il sogno del dottor Giovenco, durato più di 25 anni, non si poté realizzare.

Giovenco si impegnò pure affinché non si costruisse l'Elettra II che avrebbe dovuto viaggiare come uno yacht di lusso; secondo il progetto a bordo della nave sarebbero state installate le apparecchiature della vera "Elettra" (conservate nel Museo della Scienza e della Tecnica di Milano), con il rischio che tale prezioso patrimonio scientifico andasse perduto in caso di incidenti.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Collaudo di razza all'equatore termico, appunti del dott. Onofrio Giovenco, Palermo, ed. Libreria Agate, 1939; pagine 194, con 150 illustrazioni fotografiche.

Con la prefazione di M. Giordano, ispettore della Sanità Pubblica del Governo dei Galla e Sidama. Per 27 mesi l’autore seguì un reparto di truppe del Genio Zappatori Artieri durante la guerra in Etiopia e le successive operazioni di polizia.

  • La cataplessoterapia dell'accesso di tachicardia parossistica, Genova-Nervi, Stab. grafico cartotecnico, 1949.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Tema(i) : biografie medicina

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