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Margherita Pavesi Mazzoni

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«Se non avessi più il potere di stupirmi e commuovermi, il potere di vivere con sentimento, sarei un naufrago senza mare nel vuoto dell’abisso.»

(Autopresentazione[1])

Biografia e formazione[modifica | modifica sorgente]

Margherita Pavesi Mazzoni nasce a Milano e già nei primi anni della sua formazione si sente incline alla musica e alle arti figurative, a cui poi si dedicherà appassionatamente. Nel 1961 incontra Aldo Carpi, allora direttore della Scuola di Belle Arti di Brera, e diviene sua studentessa. Durante quegli anni dedicherà la sua formazione artistica alle arti figurative e alla pittura espressionista. Grazie alla sua formazione e al suo talento verrà ammessa alla severa scuola di Aldo Salvatori a Milano, e poi a Bergamo.

Margherita Pavesi Mazzoni.jpg

Negli anni '50 esporrà prevalentemente in Italia in mostre collettive, nella decade successiva le sue opere saranno esposte in Italia e all'estero in mostre perlopiù personali. Nei primi anni '70 Margherita si trasferisce a Firenze e nello studio di Pietro Parigi impara l'arte della xilografia.[2] Durante i suoi viaggi in Germania, Belgio e Olanda approfondisce la sua conoscenza dell'arte espressionista. Si trasferisce poi definitivamente in toscana dove studia da vicino l'arte romanica e le opere della Scuola senese presenti nella tante chiese e abbazie della campagna toscana.

La potente arte espressionista insieme all'attenzione che l'artista dedica alla pittura africana e preistorica la porteranno a condensare il suo messaggio in immagini simboliche.[3] La sua sperimentazione artistica si combinerà poi con la ricerca spirituale. Incontrerà padre Giovanni Vannucci, fondatore dell'Ordine dei Servi di Maria, che diventerà la sua guida spirituale in quel cammino ecumenico e religioso che accompagnerà l'artista per tutta la vita.[1]

Nel 1973 Margherita Pavesi Mazzoni si trasferisce definitivamente a Montepulciano, alla Pievina, circondata dalle colline della campagna senese. L'artista, in una sorta di biografia spirituale, dedicherà una delle sue ultime collezioni, Dallo stridor di denti del drago a quel fibrillare d’ali squisitamente silenzioso, alla memoria del marito scomparso prematuramente, ai figli e ai nipoti, agli amici e a tutte le persone che l'hanno accompagnata nel lungo, misterioso e potente cammino della vita.[4]

L'attività artistica[modifica | modifica sorgente]

Nigredo, Albedo, Rubedo: il pellegrinaggio dell’anima attraverso la metamorfosi

Non tra fiamme e scintille ho vissuto il mio sogno

Ma in perenne incendio d'amore[5]

Archetipo femminile: non io grido di dolore ma il dolore grida in me, olio su tela

Trovando ispirazione in un'arte semplice, densa e primordiale, Margherita Pavesi Mazzoli ha spesso privilegiato nelle sue opere i toni della terra, i colori densi, i supporti lignei e la stesura materica. L'uso appunto di pochi privilegiati colori e di tonalità naturali rivela una profonda connessione con l'antica tradizione dell'icona religiosa e del messaggio biblico. L'artista stessa afferma: “le mie opere sono solo conseguenze, conclusioni di senso, sintesi di sogni e utopie”.[6]

Nella sua "Autobiografia Cromatica", scritto poco prima della morte, Margherita Pavesi Mazzoni descrive la sua cromia artistica come basata su tre colori principali: il Nero, il Bianco e l'Oro. Essi corrispondono ai tre diversi periodi della vita dell'artista: il Nero rappresenta l'entusiasmo giovanile e le sue conseguenti delusioni; il Bianco rappresenta la maturità artistica e personale; l'Oro il momento in cui l'artista raggiunge la spiritualità cosmica.[7]

Margherita Pavesi Mazzoni ha lavorato e sperimentato per tutta la sua vita con tecniche differenti: affresco, tecnica mista, pittura su legno, scultura, carboncino, icona sacra, xilografia, olio su tela e su cartone, tempera, e “ori mistici”.

La figura della donna ha sempre ricoperto un ruolo centrale nella sua arte. Il grido della donna emarginata, esclusa, umiliata durante i secoli viene trasformato nelle opere di Margherita Pavesi Mazzoni nel simbolo di una pace più alta, di una speranza più profonda, di un'energia più vitale. La donna diventa la portavoce di una vita nuova più autentica, più cosciente.[8]

Le Esposizioni[modifica | modifica sorgente]

Giustizia e misericordia, olio su tela

Alcune delle sue esposizioni più importanti, tra le circa 80 che tenne in vita, sono quelle organizzate a Lucerna e Ottoberg in Svizzera, a Salbach in Austria nel 2001, al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra nel 2003, vicino Bursto Arsizio nel 2006, a Montepulciano ripetutamente, a Rovereto e Trento nel 2009 e 2010 e a Prato nella chiesa di S. Antonio a Reggiana, la cui organizzazione degli spazi interni lei curò personalmente tra il 1994 e il 1996.

  1. RINVIA Template:Senza fonte è la quintessenza del suo pensiero artistico e personale. Margherita descrive così la dicotomia tra la Giustizia e la Misericordia: la figura maschile è il simbolo del potere patriarcale, egli valuta, giudica, e condanna secondo la legge; la figura femminile va al di là delle categorie legali, porta con sé un mazzo di spighe, simbolo del pane e del nutrimento, e agisce secondo il suo cuore misericordioso.[9]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Fui pellegrina per dolore

Per stupore, per elezione.

Fui pellegrina per amore.

Ora sono stanca Signore

Poso bisaccia e bordone

Per rivisitare il pellegrinaggio

Delle lunghe mie stagioni.

(Autobiografia Cromatica, 2010)

Dopo una vita dedicata all'arte come mezzo per avvicinarsi a Dio e per trasmettere un messaggio di fratellanza, Margherita Pavesi Mazzoni muore nella sua casa vicino a Montepulciano il 25 novembre 2010. L'artista è seppellita nel cimitero del Santuario di Monte Senario vicino a Firenze accanto alle tombe dei 7 padri fondatori dell'ordine dei Servi di Maria.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. 1,0 1,1 Dallo stridor di denti del drago a quel fibrillare d’ali squisitamente silenzioso, Calenzano, La Marina, 2006.
  2. La donna eretta nella sua dignità regale, Rovereto, Edizioni Osiride, 2008.
  3. Pellegrina dell’onda d’oro, Rovereto, Edizioni Osiride, 2011.
  4. Corona Perer, Margherita e la luce ritrovata – L’arte di Margehrita Pavesi Mazzoni, in I Corti di Sentire, vol. 2, nº 3, 2009.
  5. Dallo stridor di denti del drago a quel fibrillare d’ali squisitamente silenzioso, Calenzano, La Marina, 2006, p. 12.
  6. Corona Perer, Margherita e la luce ritrovata – L’arte di Margehrita Pavesi Mazzoni, in I Corti di Sentire, vol. 2, nº 3, 2009, p. 12.
  7. Margherita Mazzoni, Autobiografia Cromatica, 2010.
  8. Cronaca Milano, 6 aprile 2011, https://web.archive.org/web/20160506075141/http://www.cronacamilano.it/milano-eventi/mostra-margherita-pavesi-mazzoni-milano-7-aprile-15-maggio-2011-basilica-di-san-carlo-al-corso-tutte-le-info.html (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2016).
  9. itinerario d’arte e simbologia liturgica "dallo stridor di denti del drago a quel fibrillare d’ali squisitamente silenzioso": Opere dell’artista Margherita Pavesi Mazzoni, su abbandoneraiaderirai.it.
  10. Lorenzo Bonomi, Il trittico di Margherita Pavesi Mazzoni a Monte Senario, in Fraternità, Nuova Serie no. 20, 2011, Florence.

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Tema(i) : arte biografie

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