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Giuseppe Guarnieri (presbitero)

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Appassionato di archeologia, per le sue ricerche è stato nominato ispettore onorario della Soprintendenza archeologica di Palermo e dopo la sua morte a lui è stato intitolato il museo civico di Caltavuturo.

Le sue ricerche sulla storia del paese e sugli scavi archeologici limitrofi sono state pubblicate postume da Edizione Kefagrafica, a cura dei nipoti e con il patrocinio del Comune di Caltavuturo.

Biografia[modifica]

Don Giuseppe Guarnieri nasce a Caltavuturo in una famiglia di agricoltori. Ultimo di cinque fratelli e sorelle, entra in seminario giovanissimo e il 15 luglio del 1934, a ventitré anni, viene ordinato sacerdote dal vescovo di Cefalù, Emiliano Cagnoni.

Inizia il suo sacerdozio ad Alimena, ma già nel 1935 torna nel suo paese d'origine come cappellano sacramentale e nel 1961 diventa il primo parroco della Chiesa di Santa Maria di Gesù.

Fu cappellano anche nei cantieri di lavoro affidati all'Onarmo (Opera nazionale di assistenza religiosa e morale degli operai) e collaborò con la Poa (Pontificia opera di assistenza), che nel 1971 fu sostituita dalla Caritas diocesana, della quale, nel 1975, divenne responsabile diocesano.

Nel 1985, costretto da precarie condizioni di salute, lascia Caltavuturo e la sua parrocchia e si trasferisce a Palermo, a casa di un fratello, Gesualdo, che lo accoglierà e lo accudirà amorevolmente con tutta la sua famiglia, fino alla morte, avvenuta nel 1988.[1]

Le ricerche[modifica]

Nel gennaio del 1998, esce “Ricerche storiche su Caltavuturo”, un libro pubblicato da Edizione Kefagrafica su iniziativa del Comune di Caltavuturo, in occasione del decennale della scomparsa del sacerdote. Ritrovati i vecchi quaderni di monsignor Guarnieri, utilizzati per scrivere i suoi appunti sulla storia del paese, solo in parte dattiloscritti, i nipoti hanno accettato di curare la stesura del libro, limitandosi alla trascrizione e alla correzione dei testi.

Il libro è stato distribuito gratuitamente, come avrebbe voluto monsignor Guarnieri, un desiderio confermato da Gregorio Castiglia, già assessore ai Beni culturali del Comune di Caltavuturo, che in una breve premessa al libro del monsignore scrive: «Chi lo ha conosciuto può testimoniare con quanto entusiasmo, ma sempre con umiltà, parlava delle sue ricerche storiche e del progetto di farne un volume da offrire ai concittadini».[1]

La passione, l'intraprendenza e le annotazioni di monsignor Guarnieri sono diventate un libro e anche una fonte, citata e apprezzata: nel febbraio del 2009, “La Sicilia” dedica una pagina intera alla strage di San Sebastiano, avvenuta a Caltavuturo il 20 gennaio 1893. L'autore dei due articoli pubblicati dal quotidiano riporta dettagliatamente i fatti accaduti e cita la sua fonte: così «racconta il sacerdote don Giuseppe Guarnieri, nel libro “Ricerche storiche su Caltavuturo”».[2]

Alla strage del 20 gennaio è dedicato un capitolo delle “Ricerche”, è una pagina triste della storia di Caltavuturo e della storia d'Italia, che nel 1993 fu l'argomento di un film del regista Pasquale Scimeca, che con quel film (Il giorno di San Sebastiano) vinse il Globo d'oro.[3]

I passi salienti di quel capitolo sono riportati e citati in entrambi gli articoli del quotidiano, ma nelle sue “Ricerche” monsignor Guarnieri racconta vari periodi della storia di Caltavuturo, dalle origini del paese fino alla Prima guerra mondiale, descrivendo le chiese antiche di Caltavuturo e il Castello di Terravecchia.

Il museo[modifica]

Il 26 ottobre 2008, al sacerdote è stato intitolato il museo di Caltavuturo: Museo civico “Don Giuseppe Guarnieri”.
Quel giorno, il sindaco Domenico Giannopolo ha voluto ricordare le parole di Vincenzo Tusa, che fu soprintendente ai beni culturali della Sicilia occidentale e membro dell'Accademia dei Lincei: “Noi siamo venuti a Caltavuturo, gli archeologi, l'archeologia, grazie a padre Guarnieri”.[4]
Come riferisce anche Gregorio Castiglia, la passione e i meriti di padre Guarnieri furono riconosciuti, ma soprattutto fu riconosciuto il contributo dato all'archeologia: «Il suo impegno e la sua sensibilità verso i Beni culturali gli meritarono la nomina ad Ispettore Onorario da parte della Soprintendenza Archeologica di Palermo che, grazie al suo intuito e alle sue segnalazioni, avviò la prima campagna di scavi sul Monte Riparato, rinvenendo una necropoli in località “Cozzo Piano Gennaro”».[1]

Monsignor Guarnieri, come riferisce un'altra fonte, “Madonie Live”, «fece di tutto per far iniziare gli scavi, capendo subito l’importanza» dell'area archeologica di Monte Riparato.[5] La Soprintendenza di Palermo intervenne e affidò al professore Domenico Pancucci l'incarico di direttore scientifico degli scavi, che portarono alla luce la necropoli.

Il 28 agosto 2010, il sindaco Calogero Lanza, simbolicamente, ha intitolato a don Giuseppe Guarnieri una delle tre vie individuate nel centro antico di Monte Riparato grazie agli scavi archeologici, le altre due vie sono state intitolate a Pietro Monteleone e Gesualdo Giuffrè, entrambi caltavuturesi, che lavorarono agli scavi.[6]

In anni successivi all'inizio degli scavi, nella zona di Monte Riparato, presumibilmente nel 1980, è stata rinvenuta la preziosissima phiale mesomphalos, ormai nota come “Phiale di Caltavuturo”, una rarissima coppa d'oro databile tra la seconda metà del IV secolo a.C. e la prima metà del III secolo a.C., un'opera di oreficeria che per il suo valore è stata inserita tra i beni inamovibili della Regione Siciliana, insieme a capolavori come l'Annunziata di Antonello da Messina, il Satiro danzante e l'Adorazione dei Pastori di Caravaggio.[7]

Diversi reperti della necropoli e la phiale aurea di Caltavuturo sono esposti nell'Antiquarium del Parco archeologico di Himera, a Termini Imerese.

La storia[modifica]

Monsignor Guarnieri non ha contribuito soltanto alla storia di Caltavuturo, ma anche alla storia del Caltavuturo (la squadra di calcio del paese madonita).

«Il primo sponsor della squadra fu Padre Guarnieri, il quale si adoperò, tramite la Pontificia Diocesana, [...] a fornire le scarpe da gioco a tutti i giocatori», così è riportato in una pagina web dedicata alla storia del Caltavuturo.

Fu un contributo notevole, considerato che in quegli anni, gli anni '50, dopo la Seconda guerra mondiale, la squadra era appena nata e doveva affrontare parecchie difficoltà: «Inutile sottolineare le difficoltà legate alle trasferte, poiché le vie di collegamento - sebbene le distanze fossero piuttosto brevi tra un comune e l´altro - erano praticamente inesistenti. Il che costringeva i giocatori delle varie squadre a trasferimenti in sella ai muli o con mezzi di fortuna».[8]

Come conferma don Lorenzo Marzullo, missionario in Ecuador, già parroco di Caltavuturo, monsignor Guarnieri era interessato alla storia del paese ma anche alle storie, alle vicende dei suoi concittadini: monsignor Guarnieri «ha avuto il merito di avere [...] iniziato un risveglio, per una identificazione culturale dei caltavuturesi con il proprio territorio, […] lui era un amante della propria terra, non solo in maniera particolare delle persone, ma poi anche delle pietre, dei monumenti, dell'archeologia».[4]

Le nomine[modifica]

Come attesta una vecchia lettera, firmata da Vincenzo Tusa, monsignor Guarnieri fu ispettore onorario per i beni archeologici.
«Si è lieti di trasmetterle», scrive il dirigente, una «copia del Decreto Assesoriale […] relativo alla conferma della S.V. nell'incarico di Ispettore Onorario per il triennio» che va dal gennaio 1979 al dicembre 1981. È una lettera inviata dalla Soprintendenza archeologica di Palermo, protocollata, datata 1 agosto 1978, scritta con macchina per scrivere, ma con firma autografa del dirigente.
Il decreto, su «proposta della Soprintendenza Archeologica di Palermo», fu emanato dall'assessore ai Beni culturali e ambientali della Regione Siciliana, Luciano Ordile.
Il termine “onorario” non deve trarre in inganno, perché l'ispettore onorario è un pubblico ufficiale dello Stato e per ottenere tale riconoscimento deve possedere requisiti specifici: «Le Soprintendenze valutano le esperienze, i titoli di studio ed i titoli scientifici dei candidati ed accertano il possesso dei requisiti per l'affidamento dell'incarico, tra cui la qualificazione necessaria e la conoscenza del territorio».[9]
Monsignor Guarnieri, dunque, ricoprì l'incarico per più di un triennio, un segno della stima e della fiducia riposte nella sua attività, considerato che un eventuale successivo incarico è possibile «qualora sia richiesto dalla Soprintendenza» e «sulla base della relazione dell'attività svolta».[9]
Ma la lettera più attesa arrivò nel 1977, inviata dall'Istituto di Archeologia dell'Università di Palermo, firmata da Nicola Bonacasa, Accademico dei Lincei, «figura di riferimento per il mondo internazionale dell'archeologia»[10], così definito sul quotidiano “la Repubblica”: «Caro Padre Guarnieri», scrive l'archeologo, «ho il piacere di comunicarLe che dopo una serie imprevista di intoppi burocratico-amministrativi finalmente è stata indetta la gara di appalto per lo scavo archeologico da condurre nel territorio di Caltavuturo». «L'Istituto conta di avviare i lavori alla fine della stagione estiva», conclude Bonacasa, salutando il sacerdote: «In attesa di poterLa incontrare al più presto Le porgo i miei più cari saluti».
La lettera è datata 20 luglio 1977, scritta anch'essa con macchina per scrivere e con la firma autografa di Bonacasa, che fu anche direttore dell'Istituto, docente dell'Università di Palermo, direttore di missioni archeologiche in Libia e in Egitto[11], «archeologo di fama internazionale» e allievo di Achille Adriani.[12]
L'inizio degli scavi fu un riconoscimento, una conferma delle intuizioni di monsignor Guarnieri, l'esito concreto delle sue ricerche e dei suoi studi.

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 1,2 Don Giuseppe Guarnieri, Ricerche storiche su Caltavuturo, Palermo, Edizione Kefagrafica, 1998.
  2. Dino Paternostro, L'eccidio di «San Sebastiano», in “La Sicilia”, 8 febbraio 2009, p. 35.; Dino Paternostro, La povera gente fu presa in giro e si ribellò, in “La Sicilia”, 8 febbraio 2009, p. 35.
  3. Dino Paternostro, Tuonò Colajanni, in “La Sicilia”, 8 febbraio 2009, p. 35.
  4. 4,0 4,1 L'intitolazione (video di Gesualdo Nasca, pubblicato su Tiwù)
  5. Salvatore Sciortino, A 101 anni dalla sua nascita ricordiamo il pioniere dell’archeologia a Caltavuturo mons. Giuseppe Guarnieri, in "Madonie Live", 17 Novembre 2011.
  6. Salvatore Sciortino, Escursione guidata al sito archeologico di Monte Riparato, in "Madonie Live", 23 Agosto 2010.
  7. Francesca Spatafora e Stefano Vassallo, La phiale aurea di Caltavuturo, Palermo, 2005 (opuscolo a cura della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo).
  8. Le citazioni sono tratte dal sito della squadra (www.atleticocaltavuturo.com/storia.php), che ora non è più online, ma una copia della pagina è visionabile su Archive.org.
  9. 9,0 9,1 La citazione è tratta dal sito della Direzione Generale Archeologia.
  10. Paola Nicita, Addio a Bonacasa, archeologo di Alessandro, in “la Repubblica”, 2 dicembre 2015.
  11. L'informazione è tratta dal sito dell'Università degli Studi di Palermo (Doppio lutto per il mondo accademico: morti Nicola Bonacasa e Michele De Franchis, 2 dicembre 2015).
  12. La citazione e le informazioni su Nicola Bonacasa sono tratte dal sito dell'Università degli Studi di Palermo (Giornata di studio in memoria di Nicola Bonacasa, 7 aprile 2016).

Voci correlate[modifica]

  • Caltavuturo
  • Vincenzo Tusa
  • Fasci siciliani

Collegamenti esterni[modifica]


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