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Avvocati senza frontiere

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Logo dell'associazione Avvocati senza Frontiere

Avvocati senza Frontiere è una rete di legali e professionisti istituita dal Movimento per la Giustizia Robin Hood, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si professa indipendente da governi e partiti politici e si prefigge, a termini di statuto, di tutelare in ogni sede giurisdizionale interna e sovranazionale i "diritti negati" delle persone più deboli e di contribuire a far crescere la legalità e l'etica deontologica della professione forense.

La sua sede è a Milano, ove agisce dal 1986. Nel 2010 ha celebrato il 25º Anniversario della sua fondazione. Il suo fondatore e attuale Presidente nazionale è il sociologo milanese Pietro Palau Giovannetti.[1]

La missione dell'Associazione che interpreta il diritto come "limite al potere e difesa delle libertà e dell'eguaglianza e non già come strumento d'oppressione" è quella di rispondere ai bisogni delle classi meno abbienti e diffondere un'etica universale dei diritti umani, denunciando il fenomeno della corruzione giudiziaria e delle lobby che inquinano il regolare corso della giustizia, onde realizzare in concreto il rispetto del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Il Movimento per la Giustizia Robin Hood[modifica | modifica sorgente]

La nascita e il riconoscimento giuridico[modifica | modifica sorgente]

Il “Movimento per la Giustizia Robin Hood” è una Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (di seguito per brevità Onlus), riconosciuta con decreto del Presidente della Regione Lombardia n. 369/99, a seguito di due sentenze del Tribunale Aamministrativo Regionale (in un duplice procedimento per obblighi di fare e nomina di Commissario ad acta), che hanno condannato per due volte consecutive l'Ente resistente (Regione Lombardia), ad iscrivere l'Associazione nel Registro Generale del Volontariato, sezione B) Civile, con effetto retroattivo dal 14 luglio 98, oltre al pagamento delle spese processuali, stante la temerarietà della resistenza opposta all'esecuzione della prima sentenza (sentenze T.A.R. Lombardia, Sezione III, nn. 2793/98 e 1189/99).

La rilevanza socio-giuridica[modifica | modifica sorgente]

La rilevanza socio-giuridica di tale autorevole giudicato che è citato nelle fonti giurisprudenziali di diritto amministrativo rappresenta secondo Avvocati senza Frontiere un caso unico nella storia del diritto nel nostro Paese (e forse in Europa), ben introducendo la relazione sociale che può intercorrere tra una Associazione antimafia che si adopera per la tutela dei diritti e le Istituzioni preposte ad amministrare la “cosa pubblica“, le quali ben lungi dall'ostacolarla dovrebbero promuovere l'azione del Volontariato, intesa come strumento di sviluppo della personalità umana (artt. 2, 3 Cost.) ed effettiva partecipazione dei cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese, nel rispetto dei fondamentali diritti costituzionali ad associarsi liberamente e alla libertà di manifestazione del pensiero (artt. 3, 18, 21 Cost.).

L'ispirazione[modifica | modifica sorgente]

Il Movimento per la Giustizia Robin Hood che ha dato vita alla rete di Avvocati senza Frontiere è una libera associazione di volontariato di ispirazione gandhiana sorta per iniziativa di persone comuni resesi conto dell'assenza di tutela anche legale in cui versano i cittadini, che si batte contro la corruzione istituzionale e la piaga della malagiustizia, proponendosi di diffondere un'etica universale dei diritti umani in Italia e nel mondo, nonché di difendere le persone più deboli dai torti e dai soprusi delle varie mafie del potere che, anziché agire per il bene della collettività, soffocano le libertà fondamentali, la legalità e il progresso della civiltà (art. 2 Statuto Associativo).

Per Avvocati senza Frontiere il messaggio attualizzato di Gandhi significa fare proprie le aspirazioni di giustizia delle classi indifese, usando tutti gli strumenti offerti dall'Ordinamento giuridico e affiancando un'azione di denuncia politica, come aveva fatto Gandhi, che trasmetteva ai giudici il proprio cuore e la propria passione per il diritto e la vera giustizia. Secondo Avvocati senza Frontiere il tecnicismo giuridico e la conoscenza delle leggi sono molto importanti ma ciò che più conta per una buona difesa sono il cuore e l'amore per le cause giuste.

Citando Gandhi, l'Associazione afferma che "la sofferenza è infinitamente più potente della legge della giungla ed è in grado di convertire l'avversario e di aprire le sue orecchie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione. Nessuno ha redatto più petizioni o difeso più cause perse di me, e posso dirvi che quando volete ottenere qualcosa di veramente importante non dovete solo soddisfare la ragione, ma toccare i cuori. L'appello alla ragione è rivolto al cervello, ma il cuore si raggiunge solo attraverso la sofferenza. Essa dischiude la comprensione interiore dell'uomo. La sofferenza, e non la spada, è il simbolo della razza umana." Mahatma Gandhi (Young India, 1931).

La storia[modifica | modifica sorgente]

L'associazione, formalmente costituita con atto notarile il 23 giugno 1994, nasce, invero, vari anni prima, ad iniziativa del Comitato per la tutela dei Diritti dei Cittadini che già, dal 1986, si adoperava, senza fini di lucro, in battaglie ambientali, nei quartieri metropolitani, contro la speculazione edilizia e la "mafia del nord", in difesa dei cittadini più deboli, dando impulso con migliaia di denunce ed esposti alla Magistratura e ai massimi organi dello Stato, all'azione denominata "mani pulite", ovvero a quel vasto movimento popolare spontaneo, a sostegno dei magistrati impegnati nella lotta alla corruzione e alla mafia, per il rinnovamento delle Istituzioni.

L'assenza di rapporti con la politica[modifica | modifica sorgente]

Nonostante, i nobili principi, l'ispirazione gandhiana e il suo collocarsi al di sopra delle contrapposizioni ideologiche: <destra, centro, sinistra>, l'associazione non incontra il favore né delle autorità locali e centrali, né quello degli schieramenti della magistratura, che guardano con sospetto e timore, il consolidarsi nella società civile di una organizzazione con tali caratteristiche, che si propone di tutelare con fermezza la legalità, sorvegliando le attività di politici, pubblici amministratori e giudici, i quali ultimi, non di rado, hanno dimostrato di essere collusi e/o contigui agli interessi delle classi dominanti.

A parere di Avvocati senza Frontiere il rifiuto opposto dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano all'iscrizione della Onlus Movimento per la Giustizia nel Registro Regionale e Comunale delle associazioni di volontariato, nonché l'estrema lentezza con cui sono state accolte le relative domande, anche in sede decidente, dal TAR per la Lombardia, ben possono fare intuire quali resistenze istituzionali abbia dovuto superare l'Associazione per affermare il proprio diritto di esistere e svolgere serenamente la propria mission, cosa che, tutt'oggi, non gli è ancora pienamente consentito, a causa del pervicace ostruzionismo, assenza di finanziamento pubblico, azioni persecutorie e continui rinvii a giudizio per presunti reati ideologici, derivanti dalle attività di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e di "controinformazione" della Onlus.

L'opinione pubblica e le istituzioni[modifica | modifica sorgente]

All'indifferenza del mondo della politica e della giustizia fanno da contrappeso i consensi della gente comune e di molti magistrati, pubblici funzionari, avvocati, studenti e lavoratori che danno il loro sostegno alle iniziative dell'Associazione, che raggiunge ben 250 000 aderenti e simpatizzanti, nel 1994, a seguito delle sue campagne per la confisca dei patrimoni illeciti di mafiosi e tangentisti. I banchetti per la raccolta di firme a sostegno della petizione popolare, rivolta alle Camere, al Presidente della Repubblica, al Parlamento europeo e alle Nazioni Unite, occupano le piazze delle maggiori città italiane e, finanche, di piccoli paesi delle isole e del centro-sud, in cui le persone comuni decidono spontaneamente di organizzarsi e prendere in mano il loro destino. Un fenomeno partecipativo che si espande a macchia d'olio, silenziosamente, senza bisogno di mezzi di propaganda, sedi di partito, risorse finanziarie.

Le attività e le battaglie sociali[modifica | modifica sorgente]

Gli anni che hanno caratterizzato maggiormente l'attività pubblica dell'Associazione e di Avvocati senza frontiere sono sicuramente quelli che vanno dal 1992 al 1995, nella cosiddetta stagione di Mani pulite, in cui da nord a sud del Paese migliaia di volontari si riversano nelle piazze principali e avanti ai Tribunali di ogni regione italiana, organizzando raccolte di firme, manifestazioni spontanee e pacifici sit-in, in solidarietà ai magistrati antimafia e anticorruzione, chiedendo loro di "andare fino in fondo" e di "non guardare in faccia nessuno", neppure, ovviamente, gli stessi magistrati corrotti, contigui a mafia, politica e massoneria, come ad esempio, l'ex Procuratore di Palermo, Gianmanco (referente della mafia in Sicilia), l'ex Capo dei GIP romani, Renato Squillante (collettore delle tangenti “Previti-Berlusconi”), i magistrati di Cassazione, Verde e Carnevale (quest'ultimo, noto per avere riformato diverse sentenze d'imputati per delitti di tipo mafioso) o, l'ex Presidente Vicario del Tribunale di Milano, Diego Curtò e l'ex Generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Cerciello, entrambi condannati per fatti di corruzione.

Petizioni popolari, manifestazioni e iniziative contro la mafia e la corruzione, promosse dall'Associazione suscitano l'attenzione anche di testate ed emittenti televisive estere interessate a documentare il fenomeno di “mani pulite” e il suo retroterra logistico e organizzativo, trovando spazio sui maggiori quotidiani italiani locali e nazionali (Gi. Za. “Un trentenne miliardario fonda un movimento per la giustizia. E' c'è anche Robin Hood“, in L'Indipendente, 15 febbraio 94; Piana, “Un'associazione milanese estremo baluardo a difesa del pool Mani pulite“, in La Voce, 19 novembre 94; S. Barigazzi, “Giustizia l'è morta. La piazza si dispera“, in il manifesto, 7 dicembre 94; S. Barigazzi, “Manifestano a Milano. Tra i fischi spuntano le bandiere di Forza Italia“, in il manifesto, 8 dicembre 94; Il Corriere Mercantile, “Banchetti aperti in Via XX Settembre a sostegno dei giudici milanesi“, Genova, 13 febbraio 95; la Repubblica, “Iniziata raccolta di firme a favore di Mani Pulite. Confiscate i beni a mafiosi e corrotti“, Torino, 10 maggio 95; la Repubblica, “Raid politico-turistico ad Hammamet. Vacanza di otto giorni, tutto compreso, per chiedere l'estradizione di Craxi“, pag. 8, 1º giugno 95, D.B., “Dalla Città. Petizioni. Fino al 22 raccolta di firme per il pool Mani pulite“, in La Stampa, 15 luglio 95; R.C., “Davanti a S. Croce, Raccolta di firme. Col movimento Robin Hood“, in Il Piccolo, luglio 1995; Verres, “Robin Hood in Valle“, in La Vallè, Aosta, agosto 1995; A. Carenzo, "Amarcord di un idolo. Nel palazzo aleggia ancora il fantasma di Di Pietro", in Il Secolo XIX, 18 gennaio 96) .

Le attività petitorie dell'Associazione', contro i cosiddetti decreti salvaladri del governo (Biondi e Tremonti), volti a garantire l'impunità ai grandi corruttori di regime e legare le mani alla magistratura, in materia di indagini fiscali e tributarie, vengono riprese, oltre che dai quotidiani, come la Voce (“Seimila firme contro il decreto Tremonti“, 27 luglio 94), anche, da riviste giuridiche, socio-politiche e settimanali dei consumatori, come L'Incontro (“Movimento per la Giustizia. Una petizione contro i corrotti“, n. 4/95) e Il Salvagente (Palau Giovannetti, “C'è un decreto che non deve passare“, in “Il Salvagente”, Anno 3, n. 31, agosto 1994), ove si denuncia, come il governo, nell'estate 1994, avesse cercato di fare passare alla chetichella, il "decreto Tremonti" (dal nome del Ministro delle Finanze), soprannominato "salvaladri bis" (poi bloccato dalla mancanza del numero legale e dalla protesta popolare), che doveva andare a rimpiazzare l'allora più noto "decreto Biondi", pure ricusato dalla piazza, attraverso il quale il potere politico intendeva sottoporre al suo incondizionato e discrezionale potere di veto, le verifiche fiscali e tributarie nei confronti dei grandi evasori di Tangentopoli, prima di competenza del Secit della Guardia di Finanza, così impedendo alla Magistratura di indagare liberamente.

Il fallimento di mani pulite[modifica | modifica sorgente]

Gli anni che seguono, dal 1996 al 1999, che segnano il riflusso dell'azione politica di Robin Hood e il fallimento di"mani pulite" (rivelatasi secondo l'associazione una mera operazione "mediatico-giudiziaria" per ricostruire il volto di una classe politica e di una magistratura che non godevano più di alcuna credibilità, da parte dei cittadini), sono gli anni del violento attacco del potere alle strutture organizzative dell'Associazione che, l'8 giugno 1999, a mezzo della Polizia Municipale, viene spogliata dei locali di Via Dogana 2, in Milano, sede legale del Movimento per la Giustizia Robin Hood e dello sportello di “S.O.S. Giustizia”, gestito da Avvocati senza Frontiere, seppure la magistratura milanese avesse respinto con una duplice decisione, passata in giudicato, la richiesta di rilascio avanzata dalla giunta comunale. Sono anche gli anni in cui si sviluppa e si rafforza l'attività di Avvocati senza Frontiere, raccogliendo casi in ogni parte d'Italia e anche in Europa, dando vita alla "mappa della malagiustizia": un osservatorio permanente sul vasto fenomeno della criminalità economica, politica e giudiziaria che mette in luce come i valori di legalità e giustizia in cui tutti i cittadini credono e che dovrebbero essere alla base della moderna civiltà giuridica possano venire sovvertiti e calpestati impunemente con il beneplacito delle istituzioni dello Stato.

Le prospettive[modifica | modifica sorgente]

Avvocati senza Frontiere e il Movimento per la Giustizia Robin Hood, consapevoli che la corruzione e l'avidità di coloro che detengono il potere costituiscono un problema mondiale insito nella natura umana e che è necessaria una rivoluzione dei valori e delle relazioni sociali, si propongono di contribuire a dar vita ad un "Internazionale della pace" con l'apporto di tutte le associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, creando una confederazione con statuto depositato presso le Nazioni Unite. Uno strumento che ad avviso dell'Associazione potrebbe capovolgere il rapporto tra "Stato e persona umana", costruendo un'autentica democrazia dal basso in cui individui e popoli si uniscono, rendendo più efficace e meno vulnerabile l'azione di ogni singola associazione che spesso si trova da sola ad affrontare la repressione governativa nel proprio paese.

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Tema(i) : diritto



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