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Attori italiani

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Gli attori italiani[modifica]

Con l'avvento del sonoro diventano celebri sul grande schermo, a partire dagli anni trenta, il futuro regista Vittorio De Sica, Amedeo Nazzari e Gino Cervi. Quest'ultimo, cresciuto in una famiglia di forti inclinazioni culturali, conosce i primi consensi sui vari palcoscenici teatrali, dimostrandosi un valido interprete di numerose piecé di Carlo Goldoni e William Shakespeare. A farne uno dei nomi più importanti sul grande schermo è Alessandro Blasetti che lo rende protagonista di una fortunata serie di film, tra i quali Ettore Fieramosca (1938), Un'avventura di Salvator Rosa (1939) e La corona di ferro (1941). Negli anni cinquanta conosce un grande successo con l'interpretazione del celebre personaggio di Peppone nel film Don Camillo (1952), tratto dai racconti letterari di Giovanni Guareschi.

Negli anni quaranta emerge la figura popolare ed esuberante di Aldo Fabrizi. Attore estremamente versatile ed espressivo, nel corso della sua lunga carriera ha avuto modo di misurarsi in ruoli comici e drammatici, ottenendo costantemente un largo e duraturo successo. Valga su tutto il seguito teatrale avuto negli anni sessanta con la commedia musicale Rugantino, approdata finanche a Broadway e registrando sempre il tutto esaurito. Al cinema fa il suo esordio nel film diretto da Mario Bonnard Avanti c'è posto (1942), a cui seguono Campo de' fiori (1943) e L'ultima carrozzella (1943), quest'ultimo diretto da Mario Mattoli. Viene ricordato, soprattutto, per l'intenso ruolo del parroco Don Pietro nel capolavoro neorealista Roma città aperta (1945). Per le sue qualità artistiche riceve due nastri d'argento nelle pellicole Prima comunione (1950) e C'eravamo tanto amati (1974), di Alessandro Blasetti e Ettore Scola. Non di secondaria importanza, sono stati i lungometraggi interpretati assieme al comico Totò che ne hanno accresciuto ulteriormente la fama e il consenso. Tra le molte pellicole si ricordano: Guardie e ladri (1951), Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi (1960) e I tartassati (1959).

A partire dagli anni cinquanta ottengono fama oltre i confini nazionali Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni. L'attore romano Alberto Sordi, in oltre cinquant'anni di professione, ha messo a servizio della settima arte un numero cospicuo di interpretazioni, tutte volte a incarnare vizi e virtù del popolo italiano, spesso in commedie autoriali di grande levatura. Inizia la propria attività nel mondo della radio, divenendo per molti anni la voce italiana del comico inglese Oliver Hardy. Durante gli anni cinquanta vive una felice collaborazione artistica con Federico Fellini nei rispettivi film Lo sceicco bianco (1952) e I Vitelloni (1953), dando prova di grande versatilità comica nel popolare film di Steno Un americano a Roma (1954). A partire dal film La grande guerra (1959), di Mario Monicelli, diverrà uno dei protagonisti indiscussi della Commedia all'italiana, iniziando parallelamente l'attività di regista con il film Fumo di Londra (1966). Oltre ad aver conseguito dieci David di Donatello, in campo internazionale è stato insignito, nel 1972, dell'Orso d'Argento per il miglior attore al Festival di Berlino, nonché, nel 1995, del Leone d'oro alla carriera.

Un giovane Vittorio Gassman

L'attore ligure Vittorio Gassman vivrà assieme a Sordi il grande periodo aureo della commedia sfruttando in molte interpretazioni la propria verve istrionica maturata sui palcoscenici teatrali. Attore di formazione drammatica scoprirà la propria vena di interprete a tutto tondo grazie a Mario Monicelli, che scritturerà l'artista nel film I soliti ignoti (1958), evidenziandone le doti comiche e farsesche. Con il regista Dino Risi ha dato vita a un duraturo sodalizio che ha portato alla produzione di moltissime commedie, tra le quali si ricordano: Il sorpasso (1962), I mostri (1963) e Profumo di donna, con il quale si aggiudica la Palma d'oro per la miglior interpretazione maschile nel 1975. Soprannominato dalla stampa Il mattatore (per le sue indiscusse doti recitative) ha conseguito, anch'egli, dieci David di Donatello, ricevendo una Concha de Plata al miglior attore (1971) e nel 1996 il prestigioso Leone d'oro alla carriera.

Marcello Mastroianni diviene, a cavallo degli anni sessanta e settanta, l'attore italiano più conosciuto e acclamato all'estero; merito dell'indiscussa fama acquisita con i capolavori di Fellini La dolce vita (1960) e (1963). Attore polivalente e versatile ha spaziato in molti generi cinematografici, lavorando con i massimi registi italiani del tempo. Ha, inoltre, collaborato con molti autori internazionali come Roman Polański, Manoel de Oliveira, Theo Angelopoulos, Louis Malle e Robert Altman. Assieme a Sophia Loren ha costituito una delle coppie cinematografiche più conosciute e apprezzate, soprattutto grazie ai vari lungometraggi diretti da Vittorio De Sica. Tra i suoi maggiori riconoscimenti cinematografici vanta sette David di Donatello, due Premi BAFTA (1963 e 1964), una Concha de Plata al miglior attore (1965) e due Palme d'oro per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes (1970 e 1987). Inoltre, è stato il primo attore italiano a conseguire nel 1990 il Leone d'oro alla carriera.

Altra figura chiave tra gli attori italiani del tempo è senz'altro Ugo Tognazzi. Attivo nel mondo dell'industria cinematografica fin dagli anni cinquanta è divenuto popolare grazie alle sue innati doti comiche nel programma televisivo Un due tre. Dall'inizio degli anni sessanta è protagonista di numerose commedie che lo impongono come uno dei massimi interpreti del cinema italiano. L'autore che più di tutti mette in evidenza le sue capacità attoriali è Marco Ferreri, che scritturerà l'artista come attore principale di film grotteschi e sferzanti come Una storia moderna: l'ape regina (1963), e La donna scimmia (1964). L'incontro tra i due artisti avverrà anche nel decennio successivo: basti pensare ai film L'udienza (1971), Non toccare la donna bianca (1974) e in particolar modo La grande abbuffata (1973). Nel 1981 vince il premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes per il film La tragedia di un uomo ridicolo, diretto dal regista emiliano Bernardo Bertolucci.

Grande protagonista del cinema italiano degli anni sessanta e settanta è stato l'attore ciociaro Nino Manfredi che ha sempre saputo svariare tra cinema, teatro e televisione, risultando un interprete poliedrico e incisivo. La popolarità giunge nel 1959 nel programma d'intrattenimento televisivo Canzonissima, con Paolo Panelli e Delia Scala, per poi divenire, dall'inizio degli anni sessanta, uno dei volti più importanti di tutto il cinema italiano. Nel corso della sua carriera ha alternato ruoli comici e drammatici con notevole efficacia, ottenendo svariati riconoscimenti come il Premio per la migliore Opera prima al Festival di Cannes per il film, da lui stesso interpretato e diretto, Per grazia ricevuta (1971). In ambito nazionale ha ricevuto cinque nastri d'argento e nove David di Donatello.

L'attore che più di tutti ha unito le proprie performance attoriali ad un esplicito impegno civile è certamente Gian Maria Volonté. Occasionale interprete di commedie è ricordato per la presenza magnetica e la recitazione matura, non priva di accenti aggressivi e istrionici. Ha raggiunto la fama internazionale ricoprendo il ruolo del "cattivo" negli spaghetti western di Sergio Leone, per poi divenire dalla fine degli anni sessanta un attore-simbolo del cinema sociale e politico, in particolar modo sotto la regia di Francesco Rosi ed Elio Petri. In trent'anni di carriera ha collaborato con molti registi di caratura internazionale come Jean-Pierre Melville e Jean Luc Godard. Tra i suoi molteplici premi vale la pena ricordare la Palma d'oro a Cannes come miglior interprete (1983), l'Orso d'Argento per il miglior attore (1987), il Pardo d'onore al Festival di Locarno (1990) e il Leone d'oro alla carriera, ricevuto nel settembre del 1991.

A contorno, tra gli anni cinquanta, sessanta e settanta si impongono tutta una serie di attori che hanno contribuito con efficacia a numerose pellicole sia autoriali che disimpegnate. Tra i molti si possono citare: Romolo Valli, Tiberio Murgia, Leopoldo Trieste, Gabriele Ferzetti, Renato Salvatori, Paolo Stoppa, Arnoldo Foà, Franco Fabrizi, Claudio Gora, Vittorio Caprioli, Lino Ventura (Concha de Plata al miglior attore nel 1973), ed Enrico Maria Salerno. In tempi più recenti si menzionano Sergio Rubini, Silvio Orlando, Sergio Castellitto, Alessandro Haber, Fabrizio Bentivoglio e Michele Placido. Quest'ultimo intraprende la carriera cinematografica negli anni settanta lavorando per molti autori di fama, iniziando egli stesso l'attività di regista all'inizio degli anni novanta. Nel 1979 riceve al Festival di Berlino l'Orso d'argento per il miglior attore grazie all'interpretazione nel film Ernesto, per la regia di Salvatore Samperi.

Da non trascurare, naturalmente, le tante uscite cinematografiche del popolare commediografo Eduardo De Filippo, che fin dagli anni trenta ha partecipato a numerose commedie dirette da specialisti come Mario Mattoli e Vittorio De Sica. Tra i film da lui stesso diretti e interpretati si riportano: Napoletani a Milano (1953) e le trasposizioni delle opere teatrali Napoli milionaria (1950) e Filumena Marturano (1951). Oltre a Eduardo De Filippo, sul grande schermo hanno poi prestato la propria mimica attori comici provenienti dal teatro e la televisione come Antonio De Curtis, Peppino De Filippo, Carlo Dapporto, Renato Rascel, Walter Chiari, Paolo Villaggio e Gigi Proietti, ottenendo grandi consensi e richiamo.

Infine, da non tacitare, sono i vari caratteristi che a partire dagli anni cinquanta e sessanta hanno partecipato a moltissime commedie, sbozzando un ingente quantità di figure incisive. Tra i tanti si ricordano: Mario Carotenuto, Folco Lulli, Carlo Pisacane, Giacomo Furia, Mimmo Poli, Carlo Campanini, Luciano Bonanni e Memmo Carotenuto. Ancora da citare sono: Carlo Giuffré, Mario Castellani, Gianni Agus, Riccardo Garrone, Aldo Giuffré, Carlo Croccolo e Pino Caruso. Sulla stessa scia troviamo: Natale Tulli, Eros Pagni, Armando Brancia, Umberto D'Orsi, Paolo Paoloni e Antonino Faà di Bruno.

Nei primi anni settanta si afferma l'estro di Giancarlo Giannini che salirà alla ribalta con il film Pasqualino Settebellezze (1975), per la regia di Lina Wertmüller. L'opera conoscerà un ampio successo negli Stati Uniti, tanto da concorrere all'Oscar quale miglior film straniero, miglior regista, miglior sceneggiatura originale e miglior attore, senza però vincere nessuna statuetta. Attore poliedrico, ha spaziato dalla commedia al cinema di impegno sociale collaborando con molti cineasti di fama nazionale e internazionale. Tra i suoi riconoscimenti conta sei David di Donatello, una Concha de Plata al Festival internazionale del cinema di San Sebastián (1973) e il premio come miglior attore al Festival di Cannes sempre nel 1973, per il lungometraggio Film d'amore e d'anarchia - Ovvero "Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza...". Si ricorda, inoltre, la sua efficace attività di doppiatore soprattutto per interpreti statunitensi di fama mondiale come Al Pacino e Jack Nicholson.

L'attore Toni Servillo

Con l'inizio degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta il nostro cinema non è stato più capace di lanciare nuovi attori che si siano distinti anche fuori dall'Italia per via della crisi dell'industria cinematografica che non consentiva più una facile distribuzione dei film nostrani all'estero. L'unica eccezione si è avuta per l'attore e regista Roberto Benigni, vincitore nel 1999 del premio Oscar come miglior attore, per il film La vita è bella (1997) e Massimo Troisi, candidato all'Oscar postumo nel 1996 per il film Il postino (1994); quest'ultimo si è distinto, fin dai primi sketch televisivi, come l'esponente di punta di una nuova comicità napoletana (portata alla ribalta dal gruppo teatrale La Smorfia, assieme a Lello Arena ed Enzo Decaro). Allo stesso modo l'attore toscano si è rivelato, fin da subito, come uno dei comici più dissacranti e originali di tutto il cinema italiano. Esordisce in televisione verso la fine degli anni settanta, divenendo a partire dagli anni ottanta autore e interprete di commedie di grande successo. Oltre a essere l'unico attore italiano maschile a vantare un premio Oscar come migliore attore, ha altresì conseguito sei David di Donatello e il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes, sempre per il film La vita è bella.

Solo recentemente con la ripresa dell'industria cinematografica italiana nuovi attori si stanno facendo notare anche a livello internazionale: un esempio su tutti è l'interprete napoletano Toni Servillo, vero alter ego cinematografico dell'amico e regista Paolo Sorrentino. La coppia ha conosciuto molta fama anche all'estero soprattutto in pellicole come Il divo (2008) e La grande bellezza (2013). Figura di spicco del cinema italiano contemporaneo, Servillo, esordisce al cinema negli anni novanta in vari lungometraggi di Mario Martone. Costantemente diviso tra l'attività teatrale e il cinema, oltre alle collaborazioni con Sorrentino, ha lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema contemporaneo come Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Daniele Ciprì e Theo Angelopoulos. Tra i vari premi ha ricevuto quattro David di Donatello, quattro Nastri d'argento e due European Film Awards, tutti per la miglior interpretazione maschile. Da non dimenticare l'attore romano Elio Germano, vincitore della Palma d'oro a Cannes come migliore attore protagonista per il film La nostra vita (2010), di Daniele Luchetti. Degno di menzione è anche Stefano Accorsi, l'attore bolognese è infatti stato premiato in varie occasioni, ricevendo anche due David di Donatello e tre Nastri d'argento, di cui uno ottenuto come regista esordiente. Inoltre nel 2014 è stato insignito del titolo di cavaliere dell'Ordre des arts et des lettres.

Le attrici italiane[modifica]

Alla fine degli anni quaranta e per tutti gli anni cinquanta, le attrici italiane vivono un fortunato periodo di gloria. Oltre ad Anna Magnani, Valentina Cortese ed Alida Valli (le uniche che continuano a lavorare con continuità anche dopo la fine del regime fascista), si fanno notare le nuove dive "maggiorate" (così chiamate per via delle loro forme prorompenti). Tra queste si ricordano: Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Virna Lisi e soprattutto Sophia Loren che conoscono successo e allori sia in Italia che all'estero, arrivando addirittura a oscurare le dive hollywoodiane a loro contemporanee. Alida Valli esordisce giovanissima sul grande schermo, assumendo ruoli da protagonista in molti film dell'epoca, diventando ben presto l'attrice simbolo del cosiddetto cinema dei telefoni bianchi. La sua versatilità la mette in evidenza in ruoli più drammatici, soprattutto nel film Piccolo mondo antico di Mario Soldati (1941) che al Festival di Venezia le vale un premio speciale per la miglior interprete femminile. Negli anni quaranta lavora con alcuni dei più grandi registi del panorama internazionale come Alfred Hitchcock e Orson Welles. Nel 1951 presta una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro Senso, per la regia di Luchino Visconti. Nel 1997 le viene attribuito il Leone d'oro alla carriera.

Anna Magnani viene considerata dalla critica cinematografica come una delle maggiori interpreti femminili mai apparse sullo schermo.[1][2][3][4] Attrice simbolo del cinema italiano, è altresì conosciuta per essere stata, insieme ad Aldo Fabrizi e Alberto Sordi, una delle figure preminenti dell'intera cinematografia romana.[5] Dopo numerosi ruoli secondari, riesce felicemente ad imporsi per le sue doti non comuni di interprete sia comica che drammatica. Sarà Vittorio De Sica, nel 1941, ad offrirle la possibilità di costruire per la prima volta un personaggio principale e coinvolgente, nella relativa pellicola Teresa Venerdì. Fra le tante prove della sua lunga e applaudita carriera restano indimenticabili le performance con autori di rango quali Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Jean Renoir e Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi riconoscimenti internazionali sono senz'altro da ricordare l'Oscar assegnatole come migliore attrice protagonista per il film La rosa tatuata (1955) e l'Orso d'argento al Festival di Berlino per il film Selvaggio è il vento (1958).

Allo stesso modo, Sophia Loren viene considerata come una delle attrici più celebri dell'intera storia della settima arte. Da Vittorio De Sica sarà diretta, nel 1960, nel film La ciociara, che gli vale l'Oscar alla migliore attrice (il primo a essere assegnato per un'interpretazione che non fosse in lingua inglese). In oltre cinquant'anni di carriera ha lavorato con autori dal forte richiamo internazionale come Sidney Lumet, George Cukor, Robert Altman e Charlie Chaplin che la dirige ne La contessa di Hong Kong (1967), al fianco dell'attore statunitense Marlon Brando. Nella sua lunga e acclamata carriera ha ricevuto un Golden Globe, un Leone d'oro alla carriera, una Palma d'oro a Cannes, un BAFTA, una Concha de Plata, dieci David di Donatello e tre Nastri d'argento. Nel 1999, l'American Film Institute l'ha inserita al ventunesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema. Fra le venticinque interpreti presenti in classifica, la Loren è risultata l'unica attrice ancora in vita.[6]

Nel medesimo periodo approda sulle scene Gina Lollobrigida, destinata a divenire, ben presto, una delle attrici italiane più conosciute e apprezzate nel mondo. Rimasta celebre per l'interpretazione dell'ingenua popolana nel film Pane, amore e fantasia (1953), diventa protagonista di produzioni hollywoodiane come Il tesoro dell'Africa (1953) di John Huston con Humphrey Bogart e Jennifer Jones e Il maestro di Don Giovanni (1954) con Errol Flynn, per poi recitare assieme ad altri divi internazionali come Anthony Quinn, Frank Sinatra, Yul Brynner e Sean Connery. Tra le altre cose, è stata la prima attrice femminile a vincere il David di Donatello con il film La donna più bella del mondo, uscito nelle sale nel 1956.

Silvana Mangano conosce un notevole successo alla fine degli anni quaranta per l'interpretazione nel film neorealista Riso amaro (1949), diretto da Giuseppe De Santis. La pellicola la impone come una delle prime sex symbol nazionali del dopoguerra. Tra gli anni sessanta e settanta diviene una delle protagoniste della commedia all'italiana, vestendo con spiccata intensità ruoli più regali in alcuni film di Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini.

A partire dagli anni cinquanta si afferma l'attrice marchigiana Virna Lisi che inizialmente lavorerà in molte commedie del periodo per autori come Steno, Mario Mattoli e Francesco Maselli. Dalla metà del decennio inizia a comparire in pellicole d'autore, tra le quali si ricorda Signore & signori (1966) di Pietro Germi, che si aggiudica la Palma d'oro a Cannes come miglior film. Tra gli altri premi ha ricevuto una Palma d'oro come migliore attrice (vinta nel 1994 per il film La regina Margot), quattro David di Donatello e ben sei Nastri d'argento.

Nei primi anni sessanta fa la sua comparsa Claudia Cardinale, scoperta e lanciata alla fine degli anni cinquanta da Mario Monicelli che la scrittura per una piccola parte nel film del 1958 I soliti ignoti. La sua «bellezza in pari tempo solare e notturna, delicata e incisiva, enigmatica e inquietante»[7] è stata utilizzata e valorizzata dai maggiori autori dell'epoca. Si ricordano in particolare le sue interpretazioni per Visconti (Il Gattopardo, Vaghe stelle dell'Orsa), Fellini (), Bolognini (Il bell'Antonio, La viaccia, Senilità), Zurlini (La ragazza con la valigia), Comencini (La ragazza di Bube), Sergio Leone (C'era una volta il West), Luigi Zampa (Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata), Luigi Magni (Nell'anno del Signore) e Damiano Damiani (Il giorno della civetta). Dopo aver recitato in alcuni set Hollywoodiani al fianco di attori come John Wayne e Rita Hayworth, dagli anni settanta partecipa a molte produzioni dirette dal marito e regista Pasquale Squitieri. Tra i suoi numerosi riconoscimenti si ricordano Il Leone d'oro alla carriera (1993), l'Orso d'Oro alla carriera (2002) e Il pardo d'onore al Festival di Locarno, ricevuto nell'agosto del 2011.

In egual misura si impone come nuova figura femminile l'attrice romana Monica Vitti. Musa per antonomasia del cinema esistenziale di Antonioni, ha ricoperto più volte ruoli comici e farseschi, spesso in coppia con i vari protagonisti della commedia all'italiana. L'opera che avvia la sua stagione di brillante interprete di commedie è la pellicola La ragazza con la pistola, uscita nelle sale nel 1968 per la regia di Mario Monicelli, con cui riceve una Concha de Plata al Festival internazionale del cinema di San Sebastián. Negli anni settanta presta le proprie capacità attoriali al servizio di maestri quali Luis Buñuel e Miklós Jancsó. Tra i molti riconoscimenti ha ricevuto ben nove David di Donatello e un premio BAFTA. Nel 1995 ritira al Festival di Venezia il Leone d'oro alla carriera.

L'ultima figura di rilievo venuta alla luce negli anni sessanta è l'attrice Stefania Sandrelli. Entra nel mondo del cinema a soli quindici anni nel film di Mario Sequi Gioventù di notte (1961), e si afferma accanto a Ugo Tognazzi nel film Il federale (1961), diretto da Luciano Salce. Sarà Pietro Germi a donarle la definitiva notorietà con due capolavori della commedia quali Divorzio all'italiana (1961), con Marcello Mastroianni, e Sedotta e abbandonata (1964), per poi tornarla a dirigere nel 1972 nel film Alfredo Alfredo, dove l'attrice recita al fianco dell'interprete americano Dustin Hoffman. Nel 1965 è la protagonista del film di Antonio Pietrangeli Io la conoscevo bene. In seguito lavora con alcuni dei massimi registi italiani come Bernardo Bertolucci, Luigi Comencini, Mario Monicelli ed Ettore Scola. Nel 1969 si aggiudica una Concha de Plata al Festival internazionale del cinema di San Sebastián. Nel 2005 le viene assegnato il Leone d'oro alla carriera.

Tra le varie attrici che hanno calcato le scene a cavallo degli anni cinquanta e sessanta si riportano: Eleonora Rossi Drago, Giovanna Ralli, Lea Massari, Carla Gravina (vincitrice di un Premio come migliore attrice non protagonista al Festival di Cannes nel 1980), Rosanna Schiaffino, Elsa Martinelli (vincitrice di un Orso d'argento al Festival di Berlino nel 1956), Antonella Lualdi, Luisa Della Noce (insignita di una Concha de Plata nel 1956), Lisa Gastoni, Anna Maria Ferrero, Adriana Asti e Ilaria Occhini, quest'ultima vincitrice di un Pardo d'oro per la migliore interpretazione femminile, per il film Mar nero, presentato al Festival di Locarno nel 2008. Negli anni settanta si fanno conoscere Laura Antonelli, Dalila Di Lazzaro, Stefania Casini e in maniera preponderante Mariangela Melato e la giovanissima Ornella Muti.

La Melato, dopo l'esordio cinematografico in Thomas e gli indemoniati (1970) di Pupi Avati, diviene per tutti gli anni settanta una delle figure femminili più richieste da tutto il cinema italiano. Raffinata interprete di commedie e pièce teatrali, in oltre quarant'anni di carriera ha ricevuto otto David di Donatello e cinque Nastri d'argento. La Muti appare per la prima volta sugli schermi nel 1970, nel lungometraggio La moglie più bella, sotto la direzione di Damiano Damiani. L'incontro professionale più importante avviene nel 1974, anno in cui viene scritturata per la parte della giovane Vincenzina nel film Romanzo popolare, per la regia di Mario Monicelli. Negli anni seguenti prende parte a molte produzioni autoriali nelle relative pellicole Come una rosa al naso (1976), di Franco Rossi, La stanza del vescovo (1977) e Primo amore (1978), entrambe di Dino Risi, e nel film collettivo I nuovi mostri (1977), candidato al Premio Oscar come Miglior film straniero. Viene ulteriormente valorizzata dal cineasta Marco Ferreri nelle opere L'ultima donna (1976), Storie di ordinaria follia (1981) e Il futuro è donna (1984)

Nel medesimo periodo si afferma l'attrice trentina Ottavia Piccolo, attiva sul grande schermo fin da giovanissima. Nel 1970 si aggiudica al Festival di Cannes il rinomato Prix d'interprétation féminine per il film Metello, diretto dal regista Mauro Bolognini. Non bisogna tralasciare le numerose performance di molte caratteriste e attrici teatrali che hanno partecipato a numerose commedie ottenendo fama e popolarità ragguardevoli. Tra le tante si ricordano: Tina Pica, Franca Valeri, Ave Ninchi, Pupella Maggio, Marisa Merlini, Bice Valori e Piera Degli Esposti.

Altra figura da ricordare è l'attrice emiliana Laura Betti. Interprete dotata di ampia personalità e di una voce caratterizzata da un timbro roco, è nota al pubblico per il sodalizio umano e artistico con il poeta e regista Pier Paolo Pasolini. Tra gli anni sessanta e settanta viene diretta da alcuni dei massimi registi italiani vincendo nel 1968 la Coppa Volpi per il film Teorema, uscito nello stesso anno. Nel 1979 viene insignita di una Concha de Plata per la miglior interprete femminile nel film Il piccolo Archimede, per la regia di Gianni Amelio.

Inoltre, si sottolinea l'indiscussa importanza avuta nell'ambito del cinema italiano dell'attrice Giulietta Masina, collaboratrice e compagna di vita del regista Federico Fellini. Sin dai primi anni quaranta partecipa a numerosi spettacoli di prosa, danza e musica nell'ambito del teatro universitario di Roma. Esordisce sul grande schermo nel 1948 in un film diretto da Alberto Lattuada, Senza pietà, per poi essere diretta da molti registi di fama come Renato Castellani, Carlo Lizzani e Giuseppe Amato. Insieme al marito Federico Fellini raggiunge notorietà internazionale nel film La strada (1954), dove interpreta accanto ad Anthony Quinn il commovente ruolo della girovaga e saltimbanco Gelsomina. Dopo il successivo Il bidone (1955), con Broderick Crawford, nel 1957 giunge all'apice della fama nel ruolo di protagonista del film Le notti di Cabiria, ancora diretto da Fellini. Il lungometraggio (Oscar come miglior film straniero nel 1957) regalerà all'attrice emiliana la Palma d'oro come migliore interprete femminile al Festival di Cannes, nonché una Concha de Plata alla migliore attrice al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián. Fellini la dirigerà ancora nel suo primo film a colori, Giulietta degli spiriti (1965), con Sandra Milo e Mario Pisu e, vent'anni più tardi, nel malinconico Ginger e Fred (1985), assieme all'altro attore feticcio del cineasta riminese Marcello Mastroianni.

Tra gli anni novanta e duemila si afferma una nuova schiera di attrici che in breve tempo ha conquistato stima e seguito come Laura Morante, Valeria Golino, Lina Sastri, Francesca Neri, Anna Bonaiuto, Valeria Bruni Tedeschi, Isabella Ferrari, Sabrina Ferilli e Monica Bellucci. Quest'ultima, ha conosciuto una notevole fama oltre i confini nazionali, lavorando in molte produzioni francesi e hollywoodiane. Nel medesimo lasso di tempo riceve notorietà l'attrice Margherita Buy. Maturata una lunga esperienza teatrale, debutta al cinema nel 1986 con La seconda notte di Nino Bizzarri e subito vince il Globo d'oro alla miglior attrice rivelazione. Dall'inizio degli anni novanta lavora con alcuni dei migliori registi italiani come Mario Monicelli, Nanni Moretti, Paolo Virzì e Gabriele Salvatores. Nel corso della sua carriera ha ottenuto numerosi premi, tra cui sette David di Donatello, sei Nastri d'argento, un Premio Pasinetti a Venezia, una Concha de Plata a San Sebastián e un Premio alla migliore attrice al Festival cinematografico internazionale di Mosca.

Note[modifica]

  1. Giancarlo Governi, Anna Magnani, l'attrice simbolo della ricostruzione e del riscatto, www.globalist.it, 25 settembre 2013. URL consultato il 27 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2013).
  2. Simona Aiuti, Anna Magnani. La più grande attrice della storia del cinema italiano, nei suoi film passione e neorealismo, www.unmondoditaliani.com, 17 ottobre 2010. URL consultato il 27 settembre 2013.
  3. Anna Magnani una delle più grandi attrici del cinema italiano, commemorata con una esposizione che racconta in 287 foto la sua vita, www.fondazioneitalianelmondo.com. URL consultato il 27 settembre 2013.
  4. Pippo Augliera, Ritratto di Marina Magnani: la tempesta e la quiete. Gli omaggi in occasione del 40º anniversario dalla scomparsa, www.musicalnews.com. URL consultato il 27 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2014).
  5. Aldo Fabrizi, MYmovies. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  6. (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  7. Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano. Volume quarto: Dal miracolo economico agli anni novanta 1960-1993, pag.160

Voci correlate[modifica]


Tema(i) : cinema



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